QUELLO CHE NON VI DICONO SUL TURISMO CON GLI ANIMALI

volontariato animali africa
Turismo con animali: sembra una cosa facile e bella. Ma non sempre lo è. 
Sono Chiara Grasso, fondatrice e presidente di ETICOSCIENZA, sono laureata in comportamento animale (etologia) e in questo articolo vi racconterò la mia esperienza, le mie ricerche e i miei studi sul turismo nero con gli animali, perchè io per prima l’ho provato. Da anni mi occupo di smascherare questi FALSI SANTUARI, in cui gli animali vengono spacciati per orfani, ma in realtà sono allevati e maltrattati per il turismo.
Perchè lo faccio?
Perchè io per prima ho sbagliato ed ETICOSCIENZA è nata sopratutto con lo scopo di educare a saper scegliere le realtà etiche del turismo, per evitare di alimentare strutture che abusano gli animali e truffano i turisti.
So che molti di voi che leggeranno queste righe, avranno già avuto la loro esperienza e chiaramente il primo pensiero che viene è: “no, io non ho sbagliato. Il centro in cui sono andato/a io era diverso, trattava davvero bene gli animali”….è una forma di naturale difesa, un processo di rimozione che ci spinge a non riconoscere i nostri errori, sebbene inconsapevoli ed involontari. Questo succede, proprio perchè quando si fanno queste esperienze si investono denaro, energie e tempo in un progetto in cui si crede, credendo di fare davvero del bene agli animali. E la cosa più brutta è rendersi conto che invece di averli aiutati, si è stati vittime e complici dell’abuso degli animali che si era lì per salvare. Credetemi, so perfettamente cosa si prova. Ed ecco infatti che questo non è un articolo di accuse, ma di riflessione per far sì che i nostri errori possano servire a molti altri a non sbaglaire più.
Qui trovate il mio TEDx Talk, proprio su questo argomento: sul mio errore e su cosa ho scoperto e imparato dopo.

E’ sempre più facile fare viaggi all’estero, in Asia, Africa o Sud America e avere l’opportunità, in queste vacanze di entrare a stretto contatto con gli animali selvatici, magari coronando un sogno. Magari potendo finalmente nuotare con i delfini, accarezzare un leoncino e abbracciando un elefante. Ma cosa c’è dietro? 

Punto numero 1) GLI ANIMALI SONO DAVVERO ORFANI?
In queste strutture, spesso centri di recupero o santuari, gli animali ospitati si dice siano orfani, feriti, salvati da condizioni di abuso precedente o recuperati da sequestri. Il turista, quindi, ingenuo e “credulone” si affida alle parole dei gestori del centro credendo di fare del bene, andando ad aiutare un centro che altrimenti non potrebbe sopravvivere. I turisti, credono di aiutare davvero gli animali, oltretutto potendo vivere un’esperienza incredibile che sognavano da sempre. Peccato che così NON è. Gli animali ospitati all’interno di molte di queste strutture non sono né salvati, né orfani…bensì allevati. E questo lo si può capire dal fatto che abbiano MOLTI PICCOLI alla mercè dei turisti. Se un centro di recupero ha tanti cuccioli, tanti piccoli…c’è qualcosa che non va. Come fa un santuario che dovrebbe riabilitare animali, ad avere tanti cuccioli che mostra ai turisti? E’ palese non siano tutti orfani…sarebbe parecchio strano no? Quello che succede è che sono piccoli che vengono spacciati per orfani ma in realtà vengono fatti nascere e allevati per attirare i turisti e poter così avere sempre un ricambio generazionale di animali all’interno del santuario. Proprio come i prodotti al supermercato! Se non ci sono più animali, il centro chiude…è quindi interesse del santuario avere sempre nuovi animali. Ed ecco che allora non si tratta più di animali salvati…ma di business.
EVITIAMO QUINDI LE STRUTTURE CHE HANNO TANTI CUCCIOLI DA MOSTRARE AI TURISTI.

volontariato animali
Punto numero 2) POSSO TOCCARE GLI ANIMALI?
Qui ci colleghiamo al punto numero 1. Si tratta davvero di un centro di recupero o di un’operazione commerciale a discapito degli animali? Il concetto è davvero molto semplice. Se si possono toccare, accarezzare, alimentare, coccolare, cavalcare, lavare…insomma, se si può interagire con gli animali selvatici NON è un centro di recupero serio. 
Se fossero animali davvero salvati, davvero recuperati, davvero orfani non li farebbero MAI interagire con l’Uomo. Mai con decine e decine di turisti diversi ogni giorno. Anzi. Nei nostri CRAS (centro recupero animali selvatici) in Italia questo è per fortuna, ben chiaro. Un animale recuperato viene curato con il minimo indispensabile contatto con l’Uomo, sia che possa essere liberato, sia che questo non sia possibile. Ciò ci fa comprendere quanto all’estero questi presunti centri di recupero speculino sull’ignoranza e sul buon cuore ingenuo di turisti che credono di far del bene agli animali e alla natura per metter sù veri e propri business sulla pelle delle bestie prigioniere.

Vuoi sapere come scegliere una struttura etica per fare volontariato?
Ne avevamo parlato QUI

turismo thailandia elefanti

Punto numero 3) TANTO SONO STATI SALVATI. SONO AMATI E TENUTI BENE.

Tante strutture speculano sulla bontà dei turisti dicendo che fanno conservazione, che liberano gli animali, che sono feriti, che non potranno mai tornare in Natura ecc… In Thailandia per esempio, tantissimi falsi santuari hanno cavalcato l’onda dell’eticità, capendo che i turisti erano sempre più sensibili al tema del benessere animale e così, non fanno più cavalcare gli elefanti…e li fanno…lavare! Come se questo cambiasse la carte in tavola. Ma così non è! Ne avevamo parlato in dettaglio qui. Quello che succede è che purtroppo sono gli stessi elefanti che prima venivano cavalcati, addestrati con metodi coercitivi che spesso portano alla morte dell’animale, ora riutilizzati per le altre attività turistiche come le coccole, i bagni al lago, o essere obbligati ad interagire con i turisti per l’alimentazione.
Queste interazioni sono innaturali, insane. Come vi spiegate che un elefante si faccia calciare acqua addosso da decine di sconosciuti tutti i giorni? Come si sente un elefante ad essere accerchiato da turisti che lo baciano sulla proboscide, gli accarezzano le orecchie e gli tirano fango sulla schiena? Un elefante libero e sano in natura non si farebbe mai coccolare dal turista! Questa purtroppo è la dimostrazione che non sono attività pro animale, ma sono attività per i turisti, che non ne possono niente. Nessuno dice che non siano trattati bene (anche se ci sono molte inchieste ultimamente…), Quello che la scienza del benessere animale dice è che questi animali sono utilizzati per attività innaturali che vanno contro il loro essere selvatici.
ghepardi volontariato
Punto numero 4) SONO ANIMALI DOMESTICI
No, no e no! Sono animali SELVATICI. Sono animali addomesticati, ammaestrati, abituati all’Uomo…ma identici al loro cugino libero in Natura. Non si tratta di cani o gatti che sono specie che si sono co-evolute con l’essere umano. Sono specie selvatiche, che dovrebbero stare in Natura, lontano dall’Uomo e che nel loro repertorio comportamentale non hanno presente l’interazione con l’essere umano, da cui dovrebbero scappare. Un ghepardo che si fa coccolare (come questo nella foto che mi ritrae in Namibia) non è un vero ghepardo! è un FACSIMILE di un ghepardo. Era un ghepardo, sarebbe stato un ghepardo, ma non lo sarà più, perchè ormai snaturalizzato dall’essere umano. Basti pensare che per far sì che un animale selvatico si abitui all’Uomo e sia docile c’è bisogno che venga STRAPPATO ALLA MADRE, per farlo imprintare sull’Uomo. Mentre invece, quando parliamo di un cane o di un gatto, essendo una specie domestica dal punto di vista genetico, tassonomico ed etologico, non c’è bisogno di strapparlo alla madre, perchè la loro indole ad interagire con l’essere umano è innata, è naturale! 
Immaginate che dolore per la madre, e per i cuccioli essere completamente snaturalizzati, abituati all’Uomo per diventare un oggetto al comodo di turisti.

turismo namibia
LA MIA ESPERIENZA: 
Ne ho parlato tanto, accettando di fare mea culpa su interviste per quotidiani nazionali. Qui, trovate quella sul Corriere della Sera

Spinta dal mio amore per gli animali, nel 2015, dopo la laurea in psicologia, la mia famiglia ed i miei amici mi regalarono un viaggio di volontariato in Namibia a contatto con gli animali selvatici. La struttura si vendeva bene: “Vieni anche tu a salvare la fauna africana, dormi con babbuini, aiuta i ghepardi.” Insomma per me era un sogno diventato realtà

Loro dicevano che quello era il modo di aiutare gli animali, essere attivi nella conservazione…e per tutto questo il prezzo era di più di 400$ a settimana! Nelle settimane in cui io ero lì, eravamo 35 volontari. All’interno della stessa riserva c’erano lodge, alberghi…insomma, un vero business turistico. Le scimmie erano tutte tenute in piccole gabbie con pochissimo arricchimento ambientale, e c’erano anche leoni, ghepardi, avvoltoi, licaoni, galline. Insomma, più che un centro di recupero sembrava uno zoo. Ma loro dicevano che avevano salvato tutti quegli animali, e che non era possibile rilasciarli in natura.
Ogni notte ci facevano dormire con un piccolo di babbuino a testa, a cui dovevamo mettere il pannolino e dare il biberon e al mattino facevamo la doccia con loro, utilizzando shampoo e spazzola, come fossero bambini umani. Una volta a settimana ci facevano sedere in cerchio con i babbuini più adulti e ci facevano fare grooming da loro. Se questi provavano a scappare venivano bastonati. Un’attività estremamente pericolosa per noi e per loro, vista l’aggressività dei babbuini e l’inutilità di far fare grooming a volontari che non hanno nessun ruolo nel loro gruppo sociale, oltre al rischio di trasmissione di zoonosi (malattie).  I ghepardi, anche loro spacciati per orfani o feriti, venivano utilizzati per fare le camminate e le “one day experience”. I volontari e i turisti potevano accarezzarli, farsi fotografare e coccolarli…come fossero gattini.
chiara grasso santuari
Davanti a tutto questo, però, io ero cieca. Accecata dall’ingenuità, dalla speranza che fosse davvero tutto giusto. Accecata dalla buona fede. Non avevo conoscenze, non capivo e mi fidavo.
Per tutta la mia permanenza, ho avuto un Herpes virus labiale enorme e ben visibile. Bene, questo virus è asintomatico per l’essere umano ma può essere letale per le scimmie. Nessuno dei responsabili mi disse niente. Nessuno dei veterinari e dei coordinatori dei volontari mi disse che non avrei dovuto interagire né avvicinarmi a questi animali. Tornata a casa, dopo qualche mese scoprii dai social che una delle scimmiette con cui avevo dormito era morta. Sarà stata colpa mia? Sarà stato il mio Herpes? Queste domande ancora oggi mi tormentano. Ancora non riesco a perdonare quel falso santuario, che teneva decine e decine di babbuini dentro gabbie minuscole, che si riforniva di cuccioli sempre nuovi, spacciandoli per orfani. Gli animali in realtà non erano salvati, né orfani. Erano allevati! Un falso santuario che reclutava volontari inesperti, veterinari incompetenti e che ancora oggi guadagna migliaia di dollari sulla pelle degli animali. turismo con animali africa

Un giorno stavamo camminando per una riserva del santuario e il ranger scoprii che una femmina di ghepardo aveva partorito. Non ci pensò due volte a sedare la femmina e prendere i 3 cuccioli che aveva appena dato alla luce. Quello che ci avevano detto per giustificarsi era che la mamma non era in grado di prendersi cura dei piccoli e che non aveva latte perché era vecchia. I cuccioli non vennero portati nel centro di recupero o dai veterinari, né in quarantena: bensì a casa della proprietaria del santuario. In camera sua. Non passò più di un giorno che iniziò la processione in casa di questa. Ogni volontario come me, poteva scattare delle “bellissime” foto stringendo a sé i poveri ghepardi appena nati (Io avevo ancora l’Herpes e di nuovo, nessuno mi disse nulla).

Un anno dopo, venni a sapere che la mamma dei piccoli era in realtà giovanissima, sana e di latte ne aveva in abbondanza. Ma quello che interessava ai gestori del santuario era di potersi appropriare dei piccoli ghepardi, in modo da imprintarli sull’Uomo, addomesticarli e renderli nuove mascotte per attirare turisti. Ora infatti questi sono i ghepardi che utilizzano per far passeggiare i turisti e che spacciano per “salvati e recuperati”. Ma no! Io li ho visti strappare letteralmente via dalla madre, quel mattino di marzo del 2015!

Dopo tutti questi segnali e queste strane coincidenze, iniziai ad informarmi, a leggere blog, a leggere articoli scientifici, a parlare con professori, e guardare documentari e decisi di prendere la laurea specialistica in comportamento animale e così ho potuto capire di cosa si trattava: ero stata vittima e carnefice di un turismo fatto sulla pelle di animali e di volontari e turisti ingenui.

Il mondo del turismo nero con animali, ogni anno vede abusati più di 550.000 animali! Elefanti in Thailandia, bradipi in Sudamerica, pappagalli, delfini, leoni in Africa. Basti pensare che sono circa 8000 i leoni allevati nei finti santuari Sudafricani, poi venduti alle riserve private per essere uccisi in operazioni di Canned Hunt. La Canned Hunting è una pratica di turismo che vede i leoncini allevati e spacciati per orfani così che turisti e volontari possano pagare per coccolarli, allattarli con il biberon e credere di fare del bene agli animali. Una volta cresciuti, i leoni, vengono utilizzati nelle walking lions e quando sono adulti, le femmine vengono utilizzate per le cucciolate mentre i maschi vengono messi in riserve private di caccia dove, ormai abituati all’Uomo non distinguono un biberon da un fucile e così finiscono per diventare ottimi trofei di caccia, uccisi dai cacciatori.

Per cui ricordiamoci sempre di stare lontani dai centri di recupero/santuari di animali che ci permettono di interagire con gli animali selvatici. Se c’è interazione, c’è qualcosa che non va: un’innaturale ed insana attività considerata quindi un abuso. 
L’ignoranza non può più essere una scusa e come dico sempre…non esiste conservazione senza educazione e se è vero che con un fucile si può uccidere un bracconiere, con la voce si può uccidere il bracconaggio!

 

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Autore

Etologa

Laurea Triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l'Università di Torino e specializzazione con una Laurea Magistrale in Evoluzione del Comportamento Animale e dell'Uomo presso l'Università di Torino. Dopo aver svolto uno stage formativo presso il "Bioparc Valencia" (Valencia, Spagna) ed essere stata guida naturalista e ricercatrice presso "Monkeyland Primate Sanctuary" (Plettenberg Bay, Sudafrica), ha ricoperto il ruolo di Wildlife Manager presso "Kids Saving the Rainforest - Wildlife Sanctuary and Rescue Center" (Quepos, Costa Rica). E' stata finalista nazionale del contest di comunicazione scientifica "Famelab 2018", dopo essersi classificata prima nelle selezioni locali di Modena, ed ha partecipato come relatrice a TEDxRovigo 2019 con un talk sul turismo etico con gli animali. Da giugno 2019 è guida escursionistica ambientale e da settembre 2019 è socia della Società Italiana di Etologia e membro della giuria per il Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica. Dopo una recente collaborazione nell'ambito dell'educazione ambientale con il Parco fluviale Gesso e Stura, attualmente si occupa di divulgazione scientifica presso l'Associazione ETICOSCIENZA. Ha recentemente concluso la formazione da guida safari in Sudafrica, dove ha ottenuto il certificato di field guide FGASA dal governo sudafricano CATHSETTA e il certificato di Track and Sign da Cybertracker level I.

chiaragrasso.eticoscienza@gmail.com

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