Volontariato animali etico: 15 consigli pratici

Volontariato animali etico: 15 consigli pratici

14 Agosto, 2019 Off Di Christian Lenzi

Vorresti fare un’esperienza di volontariato naturalistico con animali? Vorresti avere consigli pratici su come scegliere il progetto giusto? Esistono strutture che abbiano alti standard dal punto di vista etico e scientifico? Quali sono gli errori che non bisogna mai commettere?

In questo articolo cercheremo di rispondere a queste e a tante altre domande che riguardano il mondo del volontariato con animali in Italia e all’estero.

Durante le vacanze, soprattutto in posti esotici e tropicali, capita spesso di avere l’opportunità di interagire direttamente con gli animali selvatici tenuti in cattività. Tigri, bradipi, leoni, iguane, pappagalli, scimpanzé….gli esempi sono davvero tantissimi. In due articoli precedenti avevamo già raccontato perché è sbagliato interagire (alimentare, toccare, accarezzare) o farsi un selfie con gli animali selvatici.

Tra le attrazioni turistiche più richieste vi è la visita dei santuari e centri di recupero per la fauna selvatica. Purtroppo molto di queste strutture nascondono una realtà ben diversa da quella che appare.

Nel corso di questo articolo cercheremo di delineare alcune delle maggiori criticità e problematiche che riguardano il turismo con animali e il volontariato naturalistico.

Ma prima di iniziare vogliamo presentarci: siamo Chiara e Christian, due giovani scienziati che da anni si occupano di divulgazione, ricerca ed ecoturismo. Siamo qui per parlarti di questi temi proprio perché abbiamo raccolto esperienze dirette in giro per il mondo, vedendo con i nostri occhi le conseguenze del “turismo assassino” e le trappole che possono nascondersi dietro il volontariato ambientale.

CHI SIAMO

Christian Lenzi, etologo e Vice Presidente dell’Associazione ETICOSCIENZA.

Oltre al percorso universitario (laurea triennale in Scienze Biologiche e laurea magistrale in Evoluzione del Comportamento Animale e dell’Uomo) ha maturato esperienze dirette nel volontariato naturalistico con animali per qualche settimana (Italia e in Romania) e per qualche mese (Sudafrica). Inoltre è stato Wildlife Manager e coordinatore di volontari in un santuario di fauna selvatica del Costa Rica

Chiara Grasso, etologa e Presidente dell’Associazione ETICOSCIENZA.

Oltre al percorso universitario (laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche e laurea magistrale in Evoluzione del Comportamento Animale e dell’Uomo) ha maturato esperienze dirette nel volontariato naturalistico con animali per qualche settimana (Italia e in Romania) e per qualche mese (Namibia e Sudafrica). Inoltre è stata Wildlife Manager e coordinatrice di volontari in un santuario di fauna selvatica del Costa Rica. Attualmente è una guida escursionistica ambientale e prossima guida safari in Africa.

In questi anni abbiamo scritto diversi articoli divulgativi sul tema del turismo naturalistico, rilasciando anche alcune interviste come quella per il portale scientifico BioChronicles (“Il VERO eco-turismo: intervista a 2 giovani ricercatori“, —>).

Inoltre, Chiara ha avuto modo di raccontare più volte la sua esperienza vissuta in prima persona come volontaria in un falso santuario. Ecco, ad esempio, una sua intervista rilasciata al Corriere della Sera (“Africa, la truffa dei falsi santuari per difendere gli animali poi venduti“, —>).

<<…Che la mia esperienza da “inconsapevole”, prima che la scienza mi insegnasse cosa sia il vero benessere per gli animali, possa aprire gli occhi a tanti altri su un mondo ancora troppo pericolosamente ignorato>>. 

 

Chiara Grasso

Presidente dell’Associazione ETICOSCIENZA

Il turismo con animali è un fenomeno sempre più in crescita e allo stesso modo anche il volontariato naturalistico. Di seguito riportiamo alcune informazioni utili per la scelta di un programma di volontariato con animali che sia etico e che abbia una certa valenza scientifica.

 

 

I RISCHI DEL VOLONTARIATO
CON ANIMALI

1. Falsi santuari

Molte strutture turistiche utilizzano in maniera impropria il termine “santuario”. Secondo la Global Federation of Animal Sanctuaries un santuario è “una struttura che fornisce un rifugio sicuro temporaneo o permanente agli animali recuperati nel rispetto di determinati principi: fornire un’eccellente assistenza umana agli animali in un ambiente che segua politiche etiche in termini di

  • tour
  • recupero, commercio e spostamento di animali
  • esposizione al pubblico
  • eventuale allevamento per scopi di conservazione

In questo senso si usa il termine “falso santuario” per indicare tutte quelle strutture che si “vendono” alle persone per quello che non sono. Spesso i centri turistici utilizzano gli animali semplicemente per il loro business, senza preoccuparsi realmente per la conservazione delle specie e per il benessere del singolo individuo recuperato (o peggio allevato solamente per scopi ricreativi).

 

2. Interazioni con gli animali selvatici

Le strutture realmente valide dal punto di vista etico e scientifico sono quelle che impediscono ogni forma di interazione (ad esempio toccare o stare a stretto contatto) tra turista/volontario e animali ospitati. Le interazioni di questo tipo sono sbagliate per diversi motivi: dal punto di vista etico, etologico, educativo e di benessere animale

La maggior parte degli animali che vengono ospitati nei santuari non possono essere rilasciati in Natura.

A volte questi animali sono nati e cresciuti in cattività, ad esempio vengono confiscati e recuperati da circhi o da privati che li tenevano a casa come animali da compagnia. Ma ciò non giustifica in nessun modo l’interazione con gli esseri umani. Vi possono essere delle eccezioni legate alle cure veterinarie e alla gestione fatta dai keepers, che lavorano nella struttura e si prendono cura di loro ogni giorno. Chiaramente non è accettabile che i volontari (o addirittura i turisti) che sono inesperti e che passano poco tempo nella struttura possano avere interazioni di alcun tipo con gli animali ospitati, per il benessere di entrambi.

 

Ricordiamo che gli animali appartenenti a specie selvatiche (come leoni, elefanti e bradipi), anche se nati e cresciuti in cattività restano pur sempre animali selvatici. Non possono in nessun modo essere considerati animali domestici. Domestiche sono le specie che hanno condiviso con gli esseri umani una certa storia evolutiva, che le ha portate a differenziarsi geneticamente, etologicamente e tassonomicamente da altre specie selvatiche originarie (ad esempio il cane con il lupo).

 

3. Business sul volontario naturalistico

Alcuni centri zoologici utilizzano accurate strategie di marketing per attirare i turisti verso la loro struttura. In maniera simile ragazze e ragazzi da tutto il mondo sono attratti dalla possibilità di fare un’esperienza unica nell’ambito del volontariato naturalistico. Purtroppo accade che alcuni centri sfruttino i volontari solo dal punto di vista economico. In un certo senso si fa a gara a chi alza di più il prezzo per trascorrere due settimane in mezzo alla savana africana “salvando gli elefanti orfani”.

Cerca di non farti “comprare” da qualche bella immagine messa su internet e scegli un progetto che sia attivo concretamente nell’ambito dell’educazione, dell’aiuto alle popolazioni locali e della salvaguardia delle specie.

 

4. Fare senza imparare

Come tutte le esperienze anche il volontariato naturalistico dovrebbe essere un qualcosa di arricchente per chi lo fa, anche se purtroppo non è sempre così. Spesso, infatti, ai volontari vengono assegnate mansioni di semplice manovalanza o addirittura diverse da quelle indicate nei siti web delle strutture. Ma attenzione: fare volontariato con gli animali in un posto esotico non vuol dire passare un paio settimane in vacanza scattando qualche foto. Significa invece mettersi in gioco, impegnarsi e sporcarsi le mani. Dall’altro lato, ogni volontario ha il diritto di imparare qualcosa di concreto in ambito ambientale, culturale ed ecologico e deve essere messo nella condizione di farlo attraverso una vera formazione o, ad esempio, dandogli la possibilità di partecipare a diverse tipologie di attività.
Purtroppo questo non sempre accade e c’è il rischio che si torni a casa delusi. Diventa quindi fondamentale cercare di contattare qualcuno che in precedenza ha già vissuto l’esperienza di volontario in quel centro o in alternativa può essere utile cercare recensioni online.

<<“Sanctuary,” a word associated with feelings of safety, security, and comfort, might actually be a misnomer>>.

GoAbroad.com

SUGGERIMENTI PRATICI SUL VOLONTARIATO NATURALISTICO ETICO

SCEGLI UN PROGETTO CHE TUTELA REALMENTE L'AMBIENTE E LE SPECIE

In linea di massima una struttura turistica che ospita animali dovrebbe essere gestita da professionisti che abbiano un minimo di conoscenze scientifiche. Spesso nei veri santuari esistono collaborazioni con centri di ricerca (stranieri o locali) e vengono condotti studi non invasivi sugli animali. Queste collaborazioni sono una garanzia per la validità scientifica della struttura turistiche che si sta scegliendo.

Difficilmente un santuario serio alleva i propri animali, se non per uno scopo concreto. I programmi di reintroduzione sono molto rari e vengono effettuati quasi esclusivamente per specie a rischio d’estinzione. Ad ogni modo in alcuni casi è possibile che gli animali si riproducano in maniera autonoma all’interno del santuario, in base alla gestione delle nascite fatta dalla struttura stessa. 

Purtroppo, soprattutto nel caso dei felini, nei falsi santuari gli animali vengono allevati proprio per attirare turisti e volontari. Quindi questi animali vengono abusati e sfruttati solamente per business. 

Sfatiamo un mito: fare il volontario in un centro che ospita animali non è (quasi) mai gratis. Questo non vuol dire necessariamente che ci sia qualcosa di marcio sotto, ma semplicemente ospitare un volontario per un certo periodo oltre a dei benefici comporta anche dei costi per la struttura.

Nonostante ciò esistono diverse realtà in cui è possibile fare volontariato a costi ragionevoli, oppure è possibile pagare una quota comune per l’alloggio e provvedere in maniera autonoma per il vitto.

A volte l’alto numero di turisti e volontari in arrivo porta le strutture ad essere meno rigorose su determinati principi etici e scientifici. Fai quindi attenzione a centri turistici troppo “sponsorizzati” (anche da VIP e star americane) perché dietro la facciata di “santuario” si potrebbe nascondere una struttura il cui unico obiettivo è solamente il business.

Instagram, Facebook,YouTube. Non ci vuole molto per capire se una struttura è realmente valida dal punto di vista etico e scientifico oppure se si tratta di una “trappola”. Internet è un mezzo potentissimo: cerca di sfruttarlo al meglio. Nei motori di ricerca può esserti utile anche l’uso di parole chiave, andando a raccogliere informazioni ufficiali (ciò quanto dichiarato direttamente dalla struttura) unite alle esperienze e recensioni di chi ha già visitato il centro.

Africa, Asia e Sud America

GLI ERRORI DA NON FARE DURANTE LA TUA ESPERIENZA COME VOLONTARIO

Di seguito alcuni esempi concreti delle attività che vengono proposte da alcune strutture turistiche,

soprattutto in posti tropicali, ma che non rispettano gli standard etici e scientifici. 

ALMENO 6 ERRORI CHE NON BISOGNA MAI COMMETTERE

RIFLETTETE SULLE VOSTRE SCELTE

Gli animali presenti nei falsi santuari vengono allevati solamente per scopi turistici o, peggio, vengono sottratti alle madri (che poi spesso vengono uccise) poco dopo la loro nascita.

I giovani felini vengono umanizzati e abituati fin da subito a vivere con gli esseri umani, con l’obiettivo di renderli più docili e più adatti al contatto umano. In età adulta verranno poi venduti come trofei nell’ambito del “canned hunt”. 

volontariato animali

Tra le attività proposte spesso vi sono le passeggiate con i leoni (o con le tigri). I turisti che frequentano questi centri turistici contribuiscono allo sfruttamento di questi animali, non alla loro salvaguardia. Oltre ai pericoli per gli esseri umani (si tratta pur sempre di animali selvatici), vi sono problematiche di tipo etico, etologico e di benessere animale. 

Molti santuari, soprattutto in Africa, approfittano della sensibilità dei turisti raccontando che gli animali più giovani da loro ospitati sono orfani oppure che sono stati rifiutati dai loro genitori. La realtà, molte volte, è ben diversa da questo racconto così romantico. 

volontariato animali

Un centro serio e che tiene davvero al benessere animale non dovrebbe consentire ai propri volontari (o peggio a qualsiasi turista) di allattare o dormire con gli animali ospitati, ad esempio con le scimmie. Diffidate da chi vi promette che potrete “adottare” un piccolo di babbuino: queste pratiche alimentando abusi e business alle spalle degli stessi animali. 

Tra le attività turistiche più richieste vi sono le escursioni in mare con lo scopo di avvicinare e scattare una bella foto a delfini, squali, razze, leoni marini, foche e pinguini. Molto spesso la strategia utilizzata è l’umanizzazione delle specie e l’alimentazione diretta.

volontariato animali

Analizzando con attenzione la situazione, anche in questo caso si può notare un’influenza negativa degli esseri umani verso gli animali, dal punto di vista ecologico e di benessere animale. Se siete alla ricerca di un programma di volontariato o di un progetto di ricerca che coinvolga animali marini, cercate di evitare il più possibile strutture che promuovono questo tipo di turismo.

Ormai è noto a quasi tutti che le passeggiate cavalcando un elefante sono un’attività che non rispetta minimamente le necessità etologiche di questi animali. Senza parlare degli abusi e maltrattamenti che fin dalla nascita vengono imposti a questi pachidermi, con addestramenti che sono vere e proprie torture.

Quello che pochi turisti sanno è che anche le attività che vengono vendute per “etiche”, come il bagno con gli elefanti, in realtà non lo sono. Brevemente: le motivazioni sono principalmente di benessere animale, sicurezza pubblica e il fatto che gli elefanti presenti in queste strutture sono gli stessi che vengono addestrati nei santuari in cui si possono cavalcare. Su questo argomento abbiamo scritto un articolo dettagliato che puoi trovare al seguente link. 

In Sud America moltissimi santuari che tutelano la fauna selvatica locale  offrono la possibilità ai volontari e ai turisti di interagire con gli animali ospitati. Tra le specie più apprezzate e più carismatiche vi sono certamente i bradipi.

Forse non tutti sanno che il contatto fisico (soprattutto l’abbraccio) è un elemento di forte stress per questi animali. Evitate tutti quei centri che promuovono queste interazioni e, soprattutto, che lasciano ai volontari inesperti il compito di allevare a mano giovani bradipi. 

Spesso gli animali più abusati sono proprio quelli che comprendiamo di meno. Soprattutto nei Paesi tropicali molte strutture offrono ai volontari la possibilità vivere un’esperienza diretta con serpenti, rane, gechi, iguane e salamandre.

Anche in questo caso, come descritto precedentemente per altri animali, questi santuari allevano in cattività (o catturano in Natura) le specie per il solo scopo di trarre profitto. Se siete davvero interessati al benessere animale e alla tutela ambientale evitate il più possibile questi posti. 

Se vuoi sapere di più sull’ecoturismo e sui principi portati avanti dall’Associazione ETICOSCIENZA, ti suggeriamo di visitare la nostra pagina web dedicata

 

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Associazione di Etologia Etica®

Divulgazione scientifica, ricerca naturalistica, corsi di formazione, eventi, seminari universitari, educazione ambientale e sostegno a progetti di conservazione.