QUANDO POSSIAMO DIRE CHE UN ANIMALE “STA BENE”? Differenze tra Welfare e Welbeing

QUANDO POSSIAMO DIRE CHE UN ANIMALE “STA BENE”? Differenze tra Welfare e Welbeing

maggio 21, 2018 Non attivi Di Chiara Grasso

Quando si parla di benessere , anche i più grandi esperti di comportamento animale, anche chi si occupa di animali da anni, anche veterinari pluriqualificati, hanno difficoltà a capire la differenza che si cela dietro i concetti di Welfaree di Welbeing. Sebbene sia una sottile e difficile differenza da comprendere, è fondamentale chiarire quali siano i due aspetti del Benessere, per poter garantire agli animali una vita sana, etica e rispettosa della loro natura animale.
In Italiano entrambi i termini hanno il significato comune di “Benessere”, ma vorrei coniare un termine aggiuntivo a questo. E parleremo di Benessere totale quando parleremo di Wellbeing e di Benessere basico quando parliamo di Welfare.
Si potrebbe scrivere un trattato filosofico, uno etologico e uno scientifico a riguardo ma per amore di divulgazione e di concisione mi limito ad una facile e breve definizione.

Si intende per Welfare (Benessere basico) l’avere soddisfatti bisogni fisici e vitali basilari. Si fa riferimento allo stato di buona salute, evitando abusi, mantenendo adeguati standard di sistemazione, alimentazione e cure generali, favorendo la prevenzione ed il trattamento di eventuali patologie. Per chiarirci, un uomo in chiuso in un ascensore a vita con a disposizione cibo, acqua e medicine probabilmente si trova in uno stato di Welfare, di benessere basico, sufficiente a vivere.
Ma l’uomo sta bene? Si può dire che l’uomo si trovi in un completo stato di Benessere?
Dubito. Quante altre componenti mancano per poter definire che quell’uomo sia “felice” e stia “bene”? La compagnia di altri simili, la luce del sole, cibo variato, stimoli ambientali che combattano la noia e infinite altre variabili.

 

 

Sebbene la complessità cognitiva dell’Homo sapiens sia peculiare, per gli animali il concetto di benessere è del tutto simile a quello dell’Essere Umano. Per questo si parla di Welbeing (Benessere totale): concetto profondamente più radicato nel benessere psico-fisico e legato alle necessità biologiche ed etologiche specie-specifiche. Sono i bisogni psicologici, sociali, cognitivi. I bisogni che non sono indispensabili alla respirazione e all’alimentazione. Bisogni di cui, un Animale può sì, fare a meno per sopravvivere, ma che se non vengono soddisfatti obbligano questo a vivere in una condizione, appunto, di sopravvivenza e non di vera esistenza (-vita-).
Spesso, tuttavia, si assiste a un Benessere fittizio perché non basato sulle caratteristiche effettive dell’animale e troppo incentrato sul mero Benessere basico (Welfare).

Possiamo dire che quindi, un uomo in un ascensore sta sopravvivendo, così come stanno sopravvivendo gli animali dei circhi, i cani legati alle catene, gli elefanti costretti a portare turisti in groppa e i delfini nei delfinari.
Ma tutti noi sappiamo che la vita è ben altro. Che la vita, quella vera, è fuori dall’ascensore.

Chiara Grasso​

PS:
Roberto Marchesini, etologo di fama internazionale, riguardo alla questione sugli animali nei circhi (classico esempio di mancanza di Welbeing- benessere totale) ha scritto per il portale divulgativo ETICOSCIENZA un ottimo articolo che potrete consultare su questo link in cui spiega bene la differenza tra Welfare e Welbeing:  www.eticoscienza.it/2018/05/21/letologo-roberto…welfare-welbeing/