QUANDO IL NOBILE FINE NON GIUSTIFICA IL MEZZO

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LA NUOVA CAMPAGNA DEL WWF A SOSTEGNO DEI KOALA POTREBBE MANDARE UN MESSAGGIO DISTORTO RISPETTO A QUELLO SPERATO.

“A San Valentino regala amore. Quando l’amore ti salva la vita”. Questo è lo slogan della nuova campagna del WWF Italia. Sicuramente una bellissima iniziativa, a sostegno di alcune specie animali particolarmente minacciate al giorno d’oggi. Tutto molto bello, peccato che le immagini utilizzate per “invogliare” le persone ad effettuare le donazioni forse si avvicinano un po’ troppo al concetto di “amore” e un po’ troppo poco a quello di conservazione e tutela ambientale.

A cosa ci stiamo riferendo? Ecco qui di seguito un esempio riguardante i koala, con un banner pubblicitario che appare spesso su internet in questi giorni.

In questo momento storico i koala liberi nel loro ambiente naturale stanno vivendo una situazione molto difficile a causa degli ultimi incendi in Australia. Moltissimi animali sono morti e tanti altri invece hanno bisogno di cure veterinarie, all’interno degli ospedali per animali e centri di recupero. Vista la situazione d’emergenza è senz’altro ammirevole da parte di un’organizzazione così importante come il WWF Italia che ci sia un impegno concreto per cercare di aiutare gli animali in difficoltà. D’altra parte, però, un nobile fine non può giustificare un mezzo sbagliato. Infatti, l’immagine che raffigura due persone mentre abbracciano “amorevolmente” un koala (anche se si tratta di un fotomontaggio) può mandare un messaggio distorto agli utenti online. Di che tipo? Bene, ve lo spieghiamo subito.

 

 

 

I koala e il loro malessere silenzioso

Gli abbracci e le interazioni dirette tra esseri umani e koala possono provocare stress per questi animali.

Trattandosi di animali appartenenti ad una specie selvatica, il contatto con gli esseri umani può compromettere il loro benessere. A dirlo non siamo solamente noi:

  1. https://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-2633081/The-Koala-bear-humans-Researchers-warn-animals-far-stressed-encounters-previously-thought.html
  2. https://matadornetwork.com/read/stop-hugging-koalas-australia/
  3. https://www.newscientist.com/article/mg14219235-100-forum-please-dont-cuddle-the-koalas-carina-norris-suggests-you-hug-a-keeper-instead/
  4. https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S001664801630209X

La AFMP (Association of Fauna and Marine Parks), società australiana per la conservazione delle specie animali, da anni sta portando avanti una campagna per vietare la pratica del “koala cuddling”. Infatti, purtroppo al giorno d’oggi esistono tantissime strutture zoologiche (zoo, acquari, centri di recupero, falsi santuari) che permettono ai turisti di interagire con animali selvatici, koala compresi. Si tratta di un vero e proprio business, che ogni anno porta tantissimi soldi nelle tasche di chi specula sugli animali. Non ci credete? Vi basterà fare una veloce ricerca su Google per accorgervi che, di possibilità di questo tipo, ce ne sono davvero tantissime. Ecco qualche esempio:

  1. https://news.experienceoz.com.au/where-to-cuddle-a-koala-in-australia/).
  2. https://paradisecountry.com.au/attractions/encounters-and-experiences/koala-encounters
  3. https://blog.queensland.com/2019/11/21/where-can-you-cuddle-a-koala/

Pensate quindi quante persone, una volta viste immagini di questo tipo su diversi mass media (social networks, carta stampata, film, pubblicità), potrebbero essere attirate nella trappola dei falsi santuari in cui, con la scusa (spesso inventata) che gli animali siano “orfani”, si consente il contatto fisico con le specie selvatiche. Il rischio è quindi che da una parte si sensibilizzi la popolazione per sostenere economicamente quei progetti che aiutano le specie in difficoltà, ma dall’altra parte si promuova una visione poco etica e poco rispettosa degli animali selvatici.

 

 

 

 

Il potere dei mass media

Qualcuno potrebbe pensare che questi discorsi siano semplicemente nozionismi e velleità di un ambientalismo “radical-chic”. Eppure da qualche anno tantissimi ricercatori di tutto il momento hanno documentato che la condivisione online di foto e video che ritraggono animali appartenenti a specie selvatiche, in ambienti antropici o a stretto contatto con gli esseri umani, può portare a conseguenze inaspettate.

Nel caso ad esempio dei primati non umani (comunemente “scimmie”) la visione di un’immagine in cui l’animale è presentato in un contesto umano o vicino ad una persona fa aumentare nelle persone il desiderio di averlo come animale da compagnia e porta a sottostimare lo stato di conservazione (quindi promuovendo l’idea illusoria che non sia a rischio d’estinzione).

Stessa cosa succede anche per i video in cui gli animali selvatici vengono “coccolati” dalle persone. Uno studio ha documentato che sotto un video diventato virale sui social media, in cui un lemure viene accarezzato da due bambini, la maggior parte dei commenti era “che tenero!”, “lo voglio anch’io!”. Se pensiamo alla situazione attuale dei lemuri dalla coda ad anelli (a rischio d’estinzione in natura, ma…solo tra il 2010 e il 2013 ben 28.000 individui sono stati coinvolti nel pet trade e tenuti in cattività, solo in Madagascar), i rischi legati a foto o video di questo non vanno per nulla sottovalutati.

Ecco alcune fonti scientifiche su questo argomento:

  1. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4340917/
  2. https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0026048
  3. https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0022050
  4. https://www.preprints.org/manuscript/201904.0123/v1
  5. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6326470/

 

 

Il business sui grandi felini

Tra le foto utilizzate per la campagna del WWF Italia, appare online anche questa:

Anche in questo caso, seppur l’intento sia lodevole, il risultato è che viene trasmesso un messaggio potenzialmente pericoloso dal punto di vista della conservazione e del benessere animale. Nel mondo, infatti, sono tantissimi i presunti centri di recupero per la fauna selvatica e falsi santuari che allevano i felini selvatici con lo scopo di attirare i turisti. Questo avviene soprattutto per leoni e tigri, ma anche per puma, ghepardi e giaguari. Il ciclo vitale è molto semplice ma allo stesso tempo molto drammatico. Da piccoli vengono allevati a mano, abituandoli alle persone e spesso consentendo ai volontari (che sborsano migliaia di dollari) di dargli il biberon. Quando sono cresciuti (subadulti) spesso vengono utilizzati per fare passeggiate al guinzaglio con i turisti. Da adulti invece, ormai confidenti verso l’Uomo, vengono chiusi all’interno di riserve private per essere venduti come trofei di caccia.

Ecco un breve video esplicativo su questo argomento.

Come potrete immaginare la diffusione di immagini in cui un cucciolo di felino viene “coccolato” o “abbracciato” da due persone può avere conseguenze terribili, promuovendo una visione distorta di quello che dovrebbe essere il rispetto degli animali. Nessuna struttura scientificamente ed eticamente valida consentirebbe ai turisti o ai volontari stagionali di interagire in questo modo con gli animali selvatici, che siano essi recuperati o nati in cattività.

Quelli che riguardano il turismo con animali non sono aspetti da sottovalutare dal punto di vista della conservazione, considerati i numeri attuali. Ad esempio, ad oggi, solo in Sudafrica i leoni coinvolti ogni anno in questa pratica (conosciuta come cunned hunt) sono ben 8.000. Un numero impressionante considerando i leoni liberi in ambiente naturale (attualmente, secondo la IUCN, in tutto il continente africano i leoni adulti liberi in natura sono tra i 23.000 e i 39.000).

 

Chiudiamo questo nostro spunto di riflessione con un appello: meno “amore” e più tutale ambientale. Non è accettabile che un colosso mondiale dell’ambientalismo come il WWF, che ogni anno si impegna in straordinarie attività di educazione e progetti di conservazione, lanci una campagna senza curarsi del messaggio che sta mandando. Perché per quanto il fine sia nobile, non tutti i mezzi sono giustificati.

Altri nostri articoli su questo argomento:

  1. https://www.eticoscienza.it/2020/01/21/cosa-sta-accadendo-ai-lemuri/
  2. https://www.eticoscienza.it/2019/09/24/letologa-chiara-grasso-al-tedxrovigo-2019/
  3. https://www.eticoscienza.it/2019/08/07/salvati-o-sfruttati/
  4. https://www.eticoscienza.it/2019/04/28/scimpanze-a-casa-ecco-le-conseguenze-di-quei-simpatici-video/
  5. https://www.eticoscienza.it/2019/07/08/non-bastava-jovanotti-ora-anche-mengoni/

 

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Autore

Biologo Naturalista

Laurea Triennale in Scienze biologiche presso "Sapienza" Università di Roma e specializzazione con una Laurea Magistrale in Evoluzione del Comportamento Animale e dell'Uomo presso l'Università di Torino (votazione: 110 e lode). Dopo aver svolto uno stage formativo presso "Ecotoxicology and Animal Behavior Laboratory" (Iasi, Romania) ed essere stato guida naturalista e ricercatore presso "Monkeyland Primate Sanctuary" (Plettenberg Bay, Sudafrica), ha ricoperto il ruolo di Wildlife Manager presso "Kids Saving the Rainforest - Wildlife Sanctuary and Rescue Center" (Quepos, Costa Rica). Da settembre 2019 è socio della Società Italiana di Etologia e membro della giuria per il Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica. Dopo una recente collaborazione nell'ambito dell'educazione ambientale con il Parco fluviale Gesso e Stura, attualmente si occupa di ricerca e divulgazione scientifica presso l'Associazione ETICOSCIENZA.

christianlenzi.eticoscienza@gmail.com

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