CANNIBALISMO ANIMALE: UCCIDERE I PROPRI SIMILI

cannibalismo animale
Articolo di Diego Parini, biologo e nostro associato, che ha sostenuto il nostro corso in Comunicazione e Divulgazione Scientifica.

 

Il cannibalismo è l’atto con cui si uccide e si consuma un conspecifico o parti di esso. Questo fenomeno può risultare paradossale ma nel mondo animale è stato descritto in quasi tutti i cladi. Numerosi studi hanno approfondito l’argomento, cercando di comprenderne le varietà e i contesti in cui si è verificato, riuscendo così ad incrementare le conoscenze relative a selezione parentale, conflitti sessuali e cure parentali. Quando si parla di cannibalismo si può far riferimento anche a infanticidio una variante strettamente correlata. L’infanticidio è l’atto con il quale si uccidono i piccoli, molto comune nei mammiferi e in alcuni uccelli. Normalmente si verifica perché il maschio è incerto della paternità dei piccoli, oppure perché ha appena spodestato il maschio dominante, così facendo non si prenderà cura di figli non suoi.

I livelli di aggressione tra individui incrementano notevolmente soprattutto in situazioni di elevata densità o in scarsità di risorse, risultando molto spesso nelle uccisioni dei conspecifici. Alcune ipotesi generali, per spiegare il cannibalismo, sono appunto relative alla mancanza di cibo, la vittima che viene mangiata è una fonte di cibo, anche se della stessa specie. Il cannibalismo potrebbe anche rappresentare una forma di competizione con la quale i cannibali riducono il numero di competitori per l’uso delle risorse. Di solito i cannibali sono più vecchi e più grandi fisicamente delle vittime, poiché il conflitto può risultare costoso energeticamente, e anche mortale, se fatto contro un individuo meglio sviluppato. Un’altra ipotesi fa riferimento al conflitto tra sessi, infatti in molti sistemi, la femmina investe molte energie per produrre i gameti e accudire la prole, e quando le risorse sono limitate o non è in grado di cacciare, mangiare il maschio può essere l’unica soluzione di sopravvivenza, sua e della prole. Come anticipato i contesti e le forme in cui avviene il cannibalismo sono molteplici, verranno quindi analizzati i diversi comportamenti osservati nelle varie specie cercando di comprendere i motivi evolutivi di questa scelta.

Un tipo di cannibalismo viene definito sessuale, cioè l’uccisione e il consumo del maschio da parte della femmina durante il corteggiamento, la copulazione o immediatamente dopo la copula. Il cannibalismo durante e dopo la copula è molto importante perché porta dei benefici, in termini di fitness, sia al maschio che alla femmina. Il motivo è abbastanza semplice: la femmina mangiando il maschio acquisisce nutrimenti, incrementa la sua massa corporea, migliora la sua condizione fisica e di conseguenza aumenta il successo riproduttivo, il maschio, sacrificandosi, farà sopravvivere i suoi geni. Per quanto riguarda il cannibalismo pre-copula è un atto molto controverso, poiché potrebbe rappresentare un’estrema manifestazione del conflitto sessuale, infatti il maschio, venendo mangiato, perde tutte le sue chance di riproduzione, mentre la femmina incrementerà sopravvivenza e fecondità. Questo tipo di cannibalismo è stato osservato principalmente in mantidi e ragni, con notevoli differenze tra le specie. Le femmine di Pseudomantis albofimbriata mangiano principalmente il maschio quando sono affamate, mentre nella mantide religiosa (Mantis religiosa) solamente in un terzo degli incontri la femmina mangia il maschio. Nei ragni della famiglia Lycosidae (ragno lupo) e della famiglia Dolomedes (ragno pescatore) le femmine hanno la tendenza a mangiare il maschio prima della copula, al contrario nella famiglia dei Segestriidae la femmina è solita aspettare la fine della copula per divorarsi il maschio. Ci possono essere alcuni effetti negativi nel cannibalismo sessuale: in primo luogo si va rimuovere dalla popolazione un maschio, che nel corso del tempo potrà portare ad una carenza maschile nella popolazione. In secondo luogo, nei casi di cannibalismo pre-copula, rimuovendo un maschio adulto, entrambi i sessi perdono la possibilità di copulare e di fertilizzare le uova. Tuttavia, non ci sono solo aspetti negativi, infatti nei casi di cannibalismo successivo alla copula sono stati riscontrati degli effetti positivi sia sulle condizioni fisiche della femmina che sulle condizioni della massa di uova deposta.

cannibalismo animale

 

L’infanticidio è l’uccisione dei piccoli della stessa specie, che può sovrapporsi al cannibalismo in quanto dopo essere stati uccisi, vengono mangiati. Questo fenomeno è molto ben documentato in una vasta gamma di animali. L’infanticidio tra i mammiferi, lo si ritrova nelle specie sociali, come primati e carnivori, ma non di rado anche in specie solitarie, mentre il cannibalismo dei giovani è stato registrato soprattutto tra invertebrati, anfibi e pesci. L’ipotesi alla base della comprensione del perché si uccidano i cuccioli, fa riferimento alla selezione sessuale, ovvero, l’infanticidio è una strategia tramite la quale il maschio che la attua riceve vantaggi nella propria fitness, accelerando le opportunità di creare una propria prole. Questo capita ad esempio nei leoni (Panthera leo), infatti quando un nuovo maschio prende il controllo, uccide i piccoli presenti, così facendo la femmina, che si ritrova senza cuccioli, tornerà di nuovo in estro e lui potrà accoppiarsi. Un’ipotesi simile è che l’infanticidio avvenga per evitare l’adozione di cuccioli non propri, quindi sprecare energia in cure parentali per figli di altri, nei pinnipedi ad esempio, spesso accade che la femmina in allattamento attacchi e a volte uccida il malcapitato cucciolo, non suo, che prova a farsi allattare.

 

Un altro esempio arriva dagli uccelli, dove nelle sule dai piedi azzurri (Sula nebouxii) è stato osservato, sperimentalmente, che un maschio se allontanato per diverse ore dalla femmina in cova nel suo nido, al ritorno espelle dal nido le uova, e si riaccoppia con la femmina. Questo, probabilmente, in risposta al fatto che durante l’arco di tempo in cui è stato assente, la femmina può aver copulato con altri maschi, quindi eliminando le uova e riaccoppiandosi si assicura che siano figli suoi. Infine l’ipotesi della predazione cannibalistica è molto probabile, i piccoli si uccidono per il solo scopo di procurarsi del cibo essendo facili da predare. Oltre ai casi sopracitati, anche in specie come orsi, iene e alcuni roditori una volta uccisi i piccoli vengono cannibalizzati.

Per contrastare attivamente l’infanticidio le femmine di alcune specie hanno sviluppato delle tecniche di difesa della propria prole. Principalmente questi comportamenti sono stati osservati in specie sociali come leoni africani (Panthera leo) e gorilla di montagna (Gorilla gorilla b.) nei quali le femmine con piccoli si allontano dal gruppo per evitare gli incontri con i maschi e quindi il possibile infanticidio. Recentemente, questo tipo di comportamento, è stato osservato anche in specie solitarie come nelle femmine di puma (Puma concolor) che spostano i loro home range ad altitudini inferiori per evitare i contatti con i maschi. Nei primati, come gli scimpanzé, ci sono due meccanismi che potenzialmente possono prevenire l’infanticidio. Il primo è l’ovulazione nascosta, ovvero che la femmina può accoppiarsi anche se non è in ovulazione, che insieme alla copula promiscua, con la quale si accoppiano più volte e con diversi maschi, dovrebbe prevenire l’infanticidio, poiché il maschio non rischierà di uccidere i figli che potenzialmente potrebbero essere suoi. La seconda opzione è il pair-bonding, ovvero formare una coppia, con la quale si crea un’idea di paternità certa del maschio e mantiene ridotta la grandezza di un gruppo, poiché in gruppi più grandi il maschio faticherebbe a controllare le attività della femmina. Nelle specie in cui il rischio di infanticidio è alto, grazie questi meccanismi si riesce a renderlo generalmente raro.

Diego Parini

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Articolo scritto da un associato o un collaboratore esterno dell'Associazione ETICOSCIENZA

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