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GATTI, FURETTI E CORONAVIRUS: NIENTE PANICO!

Una nuova ricerca* rivela che gatti e furetti possono contagiarsi con il SARS-CoV-2, il virus che ha causato l’attuale pandemia da Covid-19.
Attenzione: non c’è motivo di spaventarsi. Ecco 10 ragioni per cui non dobbiamo creare allarmismi:
 
1) Lo studio non è stato ancora pubblicato ufficialmente e non è stato sottoposto al consueto processo di “peer-review” (revisione tecnico-scientifica effettuata da esperti del settore).
 
2) Si tratta solo di uno studio preliminare e, ovviamente, saranno necessari ulteriori ricerche e approfondimenti sul tema. “More tests are needed where cats are infected with different doses of the virus to see, for example, whether they can pass it on to other cats” (Linda Saif, virologa presso l’Università Statale dell’Ohio). Inoltre la comunità scientifica sostiene che per il momento bisogna assolutamente mantenere la calma ed evitare azioni sconsiderate (come l’abbandono di animali da compagnia). “Scientists say the findings are interesting, but that cat-owners should not be alarmed just yet” (Nature).
 
3) Il nuovo coronavirus si è ormai diffuso in tutto il mondo tra gli esseri umani. Ma tra gli animali, gli unici casi documentati di contagio riguardano un gatto in Belgio e due cani a Hong Kong.
 
4) Questa ricerca prende in considerazione solamente un contesto sperimentale e quindi non è detto che quanto è stato riscontrato corrisponda a ciò che avviene in altre situazioni. “The results are based on lab experiments in which a small number of animals were deliberately infected with high doses of the virus, SARS-CoV-2, and do not represent real-life interactions between people and their pets” (Linda Saif, virologa presso l’Università Statale dell’Ohio).
 
5) Il campione sperimentale (il numero di animali utilizzati per questa ricerca) è molto ridotto.
 
6) Nel presente studio non è specificato il metodo in cui gli animali risultati positivi al virus si sono contagiati (la trasmissione potrebbe anche essere avvenuta tramite feci e urine, quindi non per via aerea). Inoltre sull’intero campione solo alcuni gatti e alcuni furetti si sono contagiati, mentre per tutte le altre specie studiate (maiali, cani, polli e anatre) non si sono riscontrati individui infetti.
 
7) Nella seconda fase dell’esperimento, tra i tre gatti esposti ad altri individui infetti solamente uno è poi risultato positivo al virus. Quindi anche in ambiente di laboratorio e con animali a distanza molto ridotta, la possibilità di contagio è risultata bassa. “The virus may not be highly transmissible in cats” (Linda Saif, virologa presso l’Università Statale dell’Ohio).
 
8) Non esistono ancora evidenze scientifiche sul fatto che gli animali possano trasmettere il virus agli esseri umani. “There is no direct evidence that the infected cats secreted enough coronavirus to infect people” (Linda Saif, virologa presso l’Università Statale dell’Ohio).
 
9) Questi risultati suggeriscono di prestare maggiore attenzione agli animali da compagnia in relazione ai rischi di contagio, ma comunque le specie domestiche non possono essere considerate come un fattore determinante nel contenimento della trasmissione del virus. “The focus in the control of COVID-19 therefore undoubtedly needs to remain firmly on reducing the risk of human-to-human transmission” (Dirk Pfeiffer, epidemiologo presso la City University di Hong Kong).
 
10) Dal punto di vista scientifico non ci sono prove sul fatto che la passata epidemia riguardante la SARS (SARS-CoV) si fosse diffusa anche tra i gatti o che questi potessero contagiare gli esseri umani. “There was no indication that during the SARS pandemic that SARS-CoV became widespread in house cats or was transmitted from cats to humans” (Linda Saif, virologa presso presso l’Università Statale dell’Ohio).
 
A questo punto c’è solo una cosa da fare: evitare allarmismi e affidarsi ai ricercatori, aspettando nuove evidenze scientifiche. L’unica raccomandazione, come suggerito dagli United States Centers for Disease Control and Prevention, riguarda le persone già positive al Covid-19 che, in via del tutto precauzionale, dovrebbero limitare i contatti diretti con i propri animali da compagnia per ridurre i rischi di trasmissione.
 
Articolo di Christian Lenzi
 
*(Hualan Chen et al., 2020). Susceptibility of ferrets, cats, dogs, and different domestic animals to SARS-coronavirus-2. bioRxiv.03.30.015347

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Autore

Biologo Naturalista

Laurea Triennale in Scienze biologiche presso "Sapienza" Università di Roma e specializzazione con una Laurea Magistrale in Evoluzione del Comportamento Animale e dell'Uomo presso l'Università di Torino (votazione: 110 e lode). Dopo aver svolto uno stage formativo presso "Ecotoxicology and Animal Behavior Laboratory" (Iasi, Romania) ed essere stato guida naturalista e ricercatore presso "Monkeyland Primate Sanctuary" (Plettenberg Bay, Sudafrica), ha ricoperto il ruolo di Wildlife Manager presso "Kids Saving the Rainforest - Wildlife Sanctuary and Rescue Center" (Quepos, Costa Rica). Da settembre 2019 è socio della Società Italiana di Etologia. Dopo una recente collaborazione nell'ambito dell'educazione ambientale con il Parco fluviale Gesso e Stura, attualmente si occupa di ricerca e divulgazione scientifica presso l'Associazione ETICOSCIENZA. E' autore del saggio "I segreti dell'immunità. Tutto ciò che possiamo imparare dagli animali su igiene e controllo delle infezioni" (Edizioni Lindau).

christianlenzi.eticoscienza@gmail.com