ALLA SCOPERTA DEL CORTEGGIAMENTO DEI CERVI

cervo

Articolo di Diego Parini, biologo e nostro associato

Nel mondo animale una delle pratiche più differenziate è il corteggiamento. Non tutti si sforzano, altri invece, investono la maggior parte delle proprie risorse per abbellirsi o rinforzarsi, il tutto con un unico obiettivo, conquistare il proprio partner.

Uno degli esempi più conosciuti è il Cervo Nobile o Europeo, Cervus elaphus. I cervi sono grossi e potenti animali, con palchi che possono rappresentare delle formidabili armi. Sebbene siamo abituati a vedere un cervo in amore combattere allo stremo delle forze, la decisione di combattere non viene presa così facilmente, infatti, prima di arrivare allo scontro, avviene una precisa sequenza di interazioni comportamentali fortemente ritualizzate. Lo scopo di questi rituali, è quello di prevenire lo scontro fisico diretto, perché la violenza può essere dannosa e costosa. Partiamo dall’inizio. I cervi sono mammiferi gregari, associati spesso in gruppi familiari. Per gran parte dell’anno, si possono riscontrare aggregazioni matriarcali composte solamente da femmine e maschi fino ai 2 anni di età, e adulti maschi solitari o in piccoli gruppi. Nel periodo riproduttivo invece, un singolo maschio padroneggia sul proprio harem di femmine, composto da 5 a 15 individui.

I maschi, potenzialmente, hanno la capacità di riprodursi già dopo i 16 mesi di vita. Tuttavia, ciò non avviene almeno fino al sesto anno di età, poiché prima, non riescono a sviluppare palchi sufficientemente grandi per potersi confrontare con adulti più sviluppati, e conquistare il diritto a riprodursi. I palchi, rappresentano la più evidente caratteristica di dimorfismo sessuale, difatti nelle femmine non sono presenti. Sono delle appendici caduche, costituite da osso pieno. Si compongono da un’asta principale, chiamata stanga, che si sviluppa dallo stelo, un’espansione dell’osso frontale, intorno ai 10-14 anni di età si ha la loro massima espansione con diramazioni e punte. Come accennato i palchi sono caduchi, tra marzo e maggio, a causa delle diminuzioni di testosterone nel sangue e dell’interruzione della circolazione sanguigna negli steli, avviene la decalcificazione della base. Così un minimo urto ne provocherà la caduta, molto spesso contemporanea.

I cervi investono quasi il 25% del loro dispendio energetico annuo nell’accrescimento dei palchi, logicamente, il palco potrà crescere più resistente e più rapidamente a seconda della condizione fisica e della disponibilità alimentare. Nella fase di crescita, i palchi sono ricoperti da velluto, il quale funge da protezione e nutrimento essendo fortemente vascolarizzato. All’inizio della stagione riproduttiva, verso fine estate, i livelli di testosterone aumentano, implicando diversi cambiamenti nei cervi. L’irrogazione del velluto che ricopre i palchi si interrompe, diventando tessuto morto, costringendo così i cervi a sfregare i palchi contro le cortecce degli alberi per liberarsene.

I segni lasciati dallo sfregamento dei palchi sulla vegetazione, per scaricare l’aggressività e per facilitare la pulitura del velluto, vengono chiamati “fregoni”, molto utilizzati nel monitoraggio dei cervidi. Successivamente, avvengono modifiche fisiologiche come l’inspessimento del collo (indicato come ipertrofica della muscolatura del collo) e in molte popolazioni, la crescita della criniera. Simultaneamente i gruppi dei maschi si sciolgono poiché l’aggressività tra individui diventa elevata. Da qui, all’incirca dopo la metà di settembre, inizia il vero e proprio periodo degli amori. I maschi diventano molto territoriali, difendono un’area ricca di pascolo che attrae le femmine, nella quale potranno fare scorte di grasso per affrontare l’inverno. Il corteggiamento nei cervi consiste in una serie ben definita di rituali atti alla conquista del proprio harem. Il primo comportamento è il bramito, un muggito intenso che rispecchia le condizioni fisiche del maschio. Infatti, il bramito è un’attività molto costosa a livello energetico, la durata e gli intervalli di frequenza non mentono sulle condizioni fisiche dell’animale.

Queste informazioni non solo vengono ascoltate dai maschi rivali, che possono decidere o meno di sfidare l’altro maschio, ma, sono anche un segnale utilizzato dalle femmine per giudicare il maschio di miglior qualità presente nell’area. Il periodo del bramito prosegue fino a novembre. Se il bramito non riesce ad intimorire il rivale, o se si equivalgono, ecco che inizia il secondo rituale, chiamato marcia parallela (“parallel walking”). Durante questa marcia, che può durare da pochi secondi ad alcuni minuti, i due cervi camminano a qualche metro di distanza scrutando ed osservando le capacità fisiche dell’altro. Ripetutamente si fermano per colpire la vegetazione con i palchi e bramire; spesso si rotolano anche in pozze di fango. Questi due comportamenti assieme vengono definiti “adorning”, e si ritiene che abbiano come scopo principale quello di farli apparire più grossi ed aggressivi. Infine, se nessuno dei due abbandona la sfida, inizia lo scontro fisico con i palchi. I due cervi si fronteggiano, incastrandosi con i palchi e spingendosi, con l’obiettivo di sbilanciare l’avversario e ferirlo, il tutto può durare diversi minuti. Lo scontro tipicamente termina con la fuga del perdente ma il vincitore cercherà di ferirlo mentre scappa.

Terminata la lotta il vincitore inizia a bramire segnalando la sua vittoria alle femmine e agli altri rivali nei paraggi. Il cervo vincitore è riuscito così a conquistare il suo harem, che dovrà difendere da eventuali altri sfidanti fino al termine della stagione riproduttiva. Il suo unico scopo, di accoppiarsi con il maggior numero di femmine per passare più geni possibili alle future generazioni, è stato raggiunto.

Articolo di Diego Parini

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Articolo scritto da un associato o un collaboratore esterno dell'Associazione ETICOSCIENZA