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GLI ORSI LUNA E LE FABBRICHE DI BILE

Articolo di Rossana Astolfi, che ha seguito e superato positivamente il corso di divulgazione scientifica di ETICOSCIENZA

Oggi parliamo dei cosiddetti  “Orsi luna“. Nome scientifico: “Ursus thibetanus“, appartenenti alla Famiglia Ursidae, Ordine Carnivora. Il nome comune di questi animali deriva dalla mezzaluna color bianco/crema visibile sul loro petto, mentre il resto della pelliccia è nera, talvolta marrone scuro (1).

L’areale di distribuzione di questa specie è molto vasto: si parla infatti di Afghanistan, India, Cina, Giappone, Russia, Korea, Taiwan. Si tratta di animali opportunisti, che si cibano un po’ di tutto ció che trovano: carne, frutti, bacche. Possono anche arrivare a cibarsi di quanto trovano nelle piantagioni distribuite lungo il loro habitat, andando dunque a competere direttamente con noi umani per le risorse trofiche. Sono animali di dimensioni considerevoli: i maschi possono infatti raggiungere e superare i 200 kg, per una lunghezza di quasi due metri (1, 2). Sembra tutto molto interessante, ma qui arriviamo al punto: questi animali sono inseriti nell’Appendice I della CITES, il che significa che il loro commercio e la loro cattura e detenzione sono vietati a livello internazionale (3).
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Eppure gli Orsi luna vengono regolarmente catturati e uccisi, oppure prelevati dal proprio habitat per essere imprigionati in gabbie per il resto della loro vita.
I motivi di questa persecuzione?
L’obiettivo dei cacciatori è la CISTIFELLEA (colecisti) degli Orsi luna, ovvero l’organo che raccoglie e contiene la bile secreta dal fegato (1, 2, 3). Ne abbiamo una anche noi, per intenderci. Quando la cattura non è finalizzata all’estrazione di questo organo (o delle zampe, utilizzate per fare delle zuppe tradizionali), il destino dell’animale è una tortura al solo pensiero: gli verrà impiantato chirurgicamente un catetere per l’estrazione della bile, e l’Orso luna passerà il resto della sua esistenza in una gabbia di dimensioni a malapena sufficienti a contenerlo per intero, in condizioni igieniche nulle. Per il resto dei suoi anni, l’Orso luna non potrà cercare ghiande e bacche nella foresta, non potrà giocare od accoppiarsi con i suoi simili, non potrà correre, probabilmente riuscirà a stento a muoversi: diventerà un semplice produttore di bile per i fruitori e praticanti della Medicina Tradizionale Cinese (TCM) (1,2,3).

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Insieme a molti altri suoi simili, ugualmente sottratti dall’ambiente naturale, vivrà una vita di dolore fisico, associato alla presenza fissa del catetere, e di prigionia. Sono tali le condizioni in cui vivono questi Orsi che essi devono necessariamente essere catturati in habitat naturale, in quanto nelle Fabbriche di Bile la riproduzione è impossibile: la detenzione in singole gabbie ed il precario stato di salute in cui gli individui vengono mantenuti non consentirebbero comunque l’accoppiamento.

Ma perchè tutto questo? La bile ha proprietà farmacologiche assodate, quindi purtroppo reali. L’elemento attivo della bile d’orso è il cosiddetto acido ursodesossicolico (ursodiolo), la cui abbreviazione inglese è “UDCA” (ursodeoxycholic acid): tale sostanza, ad oggi, è utilizzata per il trattamento di alcune patologie del fegato, e non solo. Come immaginate, l’UDCA può essere sintetizzato tranquillamente in laboratorio… Ma qui viene la notizia piú assurda: la stessa Medicina Tradizionale Cinese contempla ed elenca almeno 50 specie vegetali in grado di sopperire alle qualità mediche della bile di orso! L’UDCA potrebbe dunque essere utilizzato per la TCM, con successo e secondo tradizione, senza compromettere la vita e lo stato di esistenza degli Orsi luna (1,3).

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Eppure l’opinione pubblica dei Paesi orientali sembra essere legata alla convinzione che la bile di orso, soprattutto se prelevata dall’animale selvatico in ambiente naturale, abbia una maggior efficacia e potenza curativa (1). Ancora una volta, le antiche credenze e la percezione degli animali come oggetti, esistenti ad uso e consumo dell’uomo, ci portano allo sfruttamento degli stessi: alla loro condanna ad una vita di miseria e dolore. Ad oggi si stima infatti la detenzione (illegale) di circa 4000 esemplari di Ursus thibetanus nelle Fabbriche di Bile vietnamite, e di 67 Fabbriche di Bile (legali) in Cina, per un totale superiore ai 17000 esemplari sfruttati al loro interno: gran parte di questi animali vengono prelevati dalle popolazioni naturali, minacciando dunque anche la sopravvivenza dell’intera specie e violando le convenzioni internazionali che la tutelano (1,3,4).

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La Fondazione Animals Asia è nata proprio con lo scopo di fermare questo orrore e ad oggi recupera e guarisce quanti più Orsi luna possibili: il costo di queste operazioni è tuttavia immenso, sia in termini di tempo che di denaro. Si deve infatti considerare che per riabilitare un singolo animale sono necessarie una o piú operazioni chirurgiche per la rimozione del catetere e per correggere le patologie della colecisti che possono svilupparsi in conseguenza alla continua estrazione di bile. Da uno studio sul campo, pubblicato da Veterinary Record, risulta che un terzo degli animali recuperati dalle Fabbriche di Bile necessita di interventi in tal senso (4). Senza contare, tra le risorse necessarie alle operazioni, lo spazio fisico per ospitare gli animali, il tempo che intercorre tra salvataggio e riabilitazione, il cibo fornito, e cosí via (4). I danni causati a livello psicologico, per una vita di tortura, sono inoltre difficili da stimare e riparare. Quando ci renderemo conto che lo nostra vita vale quanto quella degli altri esseri viventi? Quando impareremo a rispettarli, a non trattarli come oggetti?
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A cura di Rossana Astolfi

 

Fonti:

1- Garshelis, D., Steinmetz, R. 2016. “Ursus thibetanus. The IUCN Red List of Threatened Species”, www.iucnredlist.org

2- Hobson, K. 2007. “Political animals? On animals as subjects in an elarged political geography”, Political Geography 26, 250-267

3- www.cites.org

4- Pizzi, R., Cracknell, J., David, S., Laughlin, D., Broadis, N., Rouffignac, M., Duong, D.V., Girling, S., Hunt, M. 2011. “Laparoscopic cholecystectomy under field conditions in Asiatic black bears (Ursus thibetanus) rescued from illegal bile farming in Vietnam”, Veterinary Record, 10.1136/vr.d4985

 

 

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Articolo scritto da un nostro associato o un collaboratore esterno dell'Associazione ETICOSCIENZA