CHE DURA CRESCERE – La storia vera di un cercopiteco geloso

CHE DURA CRESCERE – La storia vera di un cercopiteco geloso

Maggio 21, 2018 Off Di Chiara Grasso

Testo, foto, storia ed esperienza vissuta di: Chiara Grasso

  

 

 

 

 

Non è facile essere un piccolo di cercopiteco verde. Un piccolo di cercopiteco, ma non piccolo abbastanza. Un cercopiteco di 1 anno, che ha ancora bisogno delle attenzioni della sua mamma ma sente anche la spinta di diventare grande, di lottare con gli altri piccoli, di mangiare da solo e di iniziare ad esplorare il mondo lontano dalla mamma.
Ma comunque, rimango pur sempre un piccolo e ho ancora bisogno di mamma e della sua protezione. Mi piace tantissimo quando mi guarda. Fino a 1 mese fa la mia vita, però, si poteva ancora definire una vita perfetta. Mamma mi portava ovunque, lasciandomi libero di correre in giro con i miei amici. Potevo farmi il bagno e poi mamma mi asciugava. Con noi c’era sempre anche zia. Zia ci segue da quando io sono nato, si è presa cura di me quando mamma era stanca o voleva mangiare tranquilla. Io me ne accorgevo, ma andava bene comunque: zia mi coccolava e mi toglieva tutte le pulci. Certo, non era capace a portarmi sul grembo come faceva mamma, ma questo solo perché zia era più giovane di mamma e stava facendo esperienza. Sì, ecco, faceva le prove di essere una mamma con me e delle volte era un po’ pasticciona e sbadata ma non posso certo lamentarmi.

Era così bello, mamma e zia tutte per me. Mi abbracciavano tutto il tempo, mi regalavano tantissimi semini deliziosi, avevo tutte le attenzioni che volevo, protezione e libertà quando ne avevo bisogno. Poi un giorno è successo…! Un giorno, non so come, è comparso un essere orribile. Con lo stesso odore di noi cercopiteci, ma brutto, piccolo, senza peli e nemmeno con gli occhi aperti, tutto il viso rosa e puzzava di boh…puzzava di qualcosa di strano.
Non so come ci fosse arrivato nel nostro gruppo, ma improvvisamente io sono diventato invisibile. Ve lo giuro, tutti i miei amici, gli adulti, gli sconosciuti, zia e soprattutto mamma…non mi vedevano più. Andavano tutti a vedere e annusare questo mostricciattolo appena arrivato.
Mamma lo teneva sempre stretto stretto al suo grembo, come una volta faceva con me, gli dava tutto il latte che una volta era per me, lo baciava tutto il tempo e si era dimenticata di me. Zia anche non si ricordava più di me, non mi dava più i semini e non mi toglieva più le pulci. Mi iniziava a prudere la schiena e non sapevo come fare senza le loro attenzioni e senza il loro grooming.

Questo mostricciatolo mi aveva rubato la mamma!
E quanto mi mancava, mi mancavano le sue mani sulla mia coda, mi mancava giocare con lei, e mi mancava correre da lei e trovare il grembo libero per potermici addormentare dentro. Mi mancano tanto i suoi occhi su di me, che mi fanno sentire protetto da questa foresta piena di pericoli.

Sapete…un giorno mamma ha visto un serpente vicino a me, e mi ha salvato da lui portandomi via correndo. Che eroina! Eh già…la mia mamma mi proteggeva, ora invece si è dimenticata di me perché è arrivato questo mostriciattolo. Ogni tanto mi avvicino a mamma o a zia per essere abbracciato e avere un po’ di grooming ma non vogliono mai. Appena mi avvicino se ne vanno. Quanto sono triste. Cos’ho di sbagliato ora? Che cosa ho fatto?
Ho visto che zia a volte lo prende in braccio, il mostriciattolo, gli toglie le pulci e aiuta mamma con il cibo. Fa le stesse cose che faceva quando io ero piccolo. Sarà forse un altro me, quel mostriciattolo? È nato dalla mia mamma come sono nato io? È vissuto nella sua pancia come sono vissuto io? E perché è diverso da me? O forse anche io ero così? Che brutto che dovevo essere allora. Tutti dicono che sia bello perché ha gli occhi grandi, il viso piccolo e perche è goffo. A me tutto questo non dice niente. Anzi.

Così, da un mese ad oggi, mi siedo sul ramo di un albero e aspetto che mamma mi guardi. A volte faccio finta di cadere, ma niente. Ho imparato a grattarmi la schiena da solo e mi so anche togliere le pulci dalla coda ora. Ma non è la stessa cosa
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Dove sono gli occhi di mamma?
Ogni tanto gioco con i miei amici che si sono già stufati di quel mostriciattolo che dicono essere “mio fratello” ma non ci credo, puzza troppo ed è davvero brutto. Ieri ha iniziato a camminare e cammina tutto storto. Ho riso da solo dietro ad un albero per non farmi vedere da mamma. Non si sa nemmeno arrampicare: cade sempre e mamma, come faceva con me, è subito pronta a rassicurarlo. Che invidia! Mamma ha un sacco di ansia, come tutti noi cercopiteci. Tanta ansia! Io non tolgo gli occhi di dosso a mamma e zia, ma loro sembrano esserci solo per “mio fratello, il mostriciattolo”. Lui, ora che sa gattonare, a volte prova ad interagire con me ma non scherziamo! Io non gioco con lui, puzza! E poi a cosa devo giocare? Lui non sa nemmeno cosa vuol dire rincorrersi e prendersi la coda, è noioso. Ma eravamo tutti così come lui? Ho un sacco di domande e non so a chi farle. I grandi del gruppo stanno sempre appresso a mamma per fare attenzione che non perda mostriciattolo. Le dicono quando ci sono uccelli grandi, quando ci sono serpenti e quando deve scappare e poi, che invadenza: vogliono tutti toccare il neonato. Mamma si arrabbia e lo porta via. Ma perché questa curiosità di vedere questo essere con più orecchie che faccia?
Oggi mi sentivo solo. Più solo del solito. I miei amici giocavano a “buttati dal ramo e ti acchiappo la coda” : era il mio gioco preferito una volta, ma ora ho troppi pensieri per la testa, troppe domande. Mi siedo vicino ad un grande tronco bagnato dalla pioggia e inizio a cercare piccoli insetti. Mamma sarebbe fiera di me se vedesse che ho anche imparato a cacciare…se solo mi guardasse. Sto sempre vicino a lei e a zia, e a mio fratello. Oggi erano tutti e tre abbracciati, che felici, si toglievano le pulci. Io vicino a loro, da solo, che cercavo insetti. Che freddo fa oggi!

Ad un certo punto non ce l’ho fatta più e ho iniziato a piangere e urlare. Non potevo più non essere visto. Dopo tutte le capriole, le finte cadute, le esibizioni, gli insetti catturati, i piccoli urletti…niente. Allora sono scoppiato e ho deciso di tirare fuori tutta la mia rabbia e la mia tristezza. “Mammaaa, guardamiii!! Ho bisogno delle tue attenzioni!!” Sono andato verso la mia mamma, che forse ha capito che non stavo più bene e che avevo bisogno di lei, così ha subito lasciato mostriciattolo che, spaventato, è corso da zia che l’ha preso in braccio e io ho, finalmente, potuto abbracciare mamma! Quanto mi mancava. Mi ha stretto forte a sé e mi ha rassicurato. Ho sentito il suo amore da mamma, di nuovo mio. Ho sentito il suo calore e ho capito che lei stava facendo tutto questo anche per me…per insegnarmi ad essere grande e a non aver più bisogno di lei. Che bello! È stato un abbraccio bellissimo, lunghissimo e pieno di amore. Ora mi sento di nuovo bene, ho capito che una mamma è per sempre e che io sto diventando un ometto ma mamma c’è e ci sarà sempre.

 

Mostriciattolo si è spaventato. Così sono andato ad abbracciarlo, è carino e profuma di neonato. Siamo stati poi, tutti e 4 insieme a farci grooming. Finalmente ero di nuovo parte della famiglia e ora sento che il mio compito è quello di proteggere mostriciattolo, mamma e zia da tutti i serpenti! Presto, insieme a mio fratello mostriciattolo, lasceremo mamma e zia per andare a cercare una fidanzata e fare dei bambini. Mamma sarà fiera di me, di noi!
Sono grande ora!

Questo racconto è stato tratto da un avvenimento realmente accaduto il 18 dicembre 2017 presso il santuario Sudafricano free-roaming Monkeyland ed è stato immortalato dall’etologa Chiara Grasso e dal biologo naturalista Christian Lenzi. Gli avvenimenti e le antropomorfizzazioni degli animali, così come le inferenze su stati mentali, pensieri ed emozioni sono servite per rendere il racconto comprensibile ad un pubblico giovane. Tuttavia, ci sono notevoli basi e riferimenti scientifici quali:
1) Cercopiteco verde: Clorocebus pygeritus – primate del vecchio mondo, abita il Sud dell’Africa. È uno degli unici primati che non ha paura dell’acqua: la sua massa muscolare non è così posante e il grasso gli permette di galleggiare.
2) Allo-mothering nel cercopiteco verde: (I cercopiteci verdi sono una delle poche specie di primati che crescono il piccolo con l’aiuto di un’altra femmina meno esperta. In questo modo la femmina giovane può fare esperienza e la madre può avere più tempo per nutrirsi ed eventualmente, occuparsi in un’altra gestazione. Insomma, una baby-sitter!
3) Grooming: Come in tutti i primati, è l’importante momento dello “spulciamento”. È stato dimostrato aumentare i legami sociali e diminuire lo stress. Inoltre grazie al grooming ci sono anche molti meno rischi di infezioni e malattie.
4) Ansia e ipertensione: I cercopiteci verdi sono famosi per essere studiati in ricerca scientifica per ansia e ipertensione, oltre che per l’alcolismo, di cui soffrono facendo fermentare la frutta all’interno di sacche dietro la bocca.
5) Alarm calls nei cercopiteci verdi: I cercopiteci verdi sono l’unica specie di primati ad avere differenti alarm call, a seconda del predatore che vedono. Serpenti, leopardi, babbuini e rapaci, ad esempio. Differenti vocalizzazioni, per avvisare il resto del gruppo del pericolo.
6) Baby schema: Coniato da Konrad Lorenz, si intende per Baby Schema quell’insieme di segnali infantili (Occhi grossi, rotondità del corpo, goffaggine, comportamento giocherellone, arti grassoccelli…) che stimolano nell’adulto l’accudimento e le attenzioni verso il piccolo, oltre che a diminuire l’aggressività nei possibili predatori del piccolo, altrimenti indifeso.
7) Gioco e comportamento sociale: Il gioco nei primati, come in tutti i mammiferi, è estremamente importante per l’unione sociale e l’apprendimento di lotta e gerarchia. Attraverso il gioco, infatti, i piccoli possono iniziare ad imparare cosa siano il potere, la vittoria e la perdita: cose che nell’essere adulto caratterizzeranno la quotidianità.
8) Composizione sociale: Nei cercopiteci verdi, ci sono due gerarchie parallele: il maschio dominante (caratterizzato dai testicoli azzurri – dovuti al testosterone ) che viene determinato in base ai conflitti che vince e perde, e la gerarchia matriarcale, secondo cui è la femmina dominante, colei che ha avuto più prole nel corso della vita. Raggiunta la maturità sessuale, il maschio accompagnato da un fratello o uno dei suoi coetanei, abbandona il gruppo materno per cercare altri gruppi in cui accoppiarsi ( strategia evolutiva per evitare l’imbreeding)

Gli animali possono provare gelosia:
www.livescience.com/61308-do-animals-get-jealous.html
ImagingBehavior and Endocrine Analysis of “Jealousy” in a Monogamous Primate – Maninger N., et al.- 2017