PERCHÉ GLI ANIMALI DOMESTICI HANNO MUSO ACCORCIATO, MACCHIE E ORECCHIE BASSE? LA RISPOSTA DELLA SCIENZA.

PERCHÉ GLI ANIMALI DOMESTICI HANNO MUSO ACCORCIATO, MACCHIE E ORECCHIE BASSE? LA RISPOSTA DELLA SCIENZA.

Maggio 21, 2018 Off Di Chiara Grasso

Parliamo spesso di domestici e selvatici e delle differenze etologiche e di wellbeing che distinguono i due grandi “filoni” di animali attorno a noi. E ora non solo le differenze evolutive, comportamentali e fisiologiche, ma un recente studio pubblicato su Genetics (The “Domestication Syndrome” in Mammals: A Unified Explanation Based on Neural Crest Cell Behavior and Genetics) ha dimostrato come anche la componente genetica e neurobiologica risieda nella differenza che si cela tra domestici e selvatici.

Senza complicare eccessivamente il concetto, un gruppo di ricerca Sudafricano, Americano e Austriaco ha osservato lo sviluppo delle cellule della cresta neurale in alcune specie domestiche (cani, maiali, cavalli, pecore e conigli, alcuni uccelli e pesci) partendo dall’idea che per esserci così tante differenze morfologiche, fisiologiche e comportamentali, ci dovrà pur essere stata una “Sindrome dell’addomesticazione” genetica, a cui Darwin non era arrivato nel 1868 nel suo “The Variation of Plants and Animals under Domestication” e hanno così osservato il ruolo delle cellule della creste neurale nel processo di addomesticamento delle specie domestiche.

In breve, le cellule della cresta neurale sono cellule che in fase embrionale si auto-indirizzano e dal tubo neurale vanno a specializzarsi in tutto il “corpo” abbozzato andando a compiere diverse funzioni a seconda del sito occupato.
Alcune si specializzano in cellule del sistema nervoso periferico (PNS), altre nei derivati endocrini e paraendocrini (ormoni e ghiandole), altre nelle cellule pigmentate dell’epidermide, altre ancora nel tessuto cartilagineo e osseo della faccia e infine nel tessuto connettivo.

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I ricercatori hanno osservato che, le cellule della cresta neurale in fase embrionale, negli animali domestici sono minori rispetto agli animali selvatici.
Questo, una volta conclusa la specializzazione embrionale, ha portato nei derivati endocrini del midollare del surrene, ad una diminuzione della secrezione dell’adrenalina.
Avendo una rilascio adrenalinico minore, gli individui delle specie domestiche hanno un’indole già *alla nascita* di approccio e interazione con l’Uomo senza paura, saranno tutti più mansueti, avranno orecchie più basse, generalmente un manto più macchiato, il muso più accorciato e una dentatura con meno odoblasti.
Tutto ciò, indirettamente, può aver portato le specie domestiche ad avere una dimensione del cranio minore rispetto a quella dei selvatici.
(NB: ricordiamo: -Specie domestica quando tutti gli animali della specie sono domestici.
-Individuo addomesticato, quando la specie è selvatica e solo un individuo è stato selezionato e reso mansueto).

Insomma, questo esperimento è l’ennesima conferma del fatto che un animale per essere *domestico* non deve solo essere nato in cattività o procedere da x generazioni nate in cattività.
Un individuo per essere definito domestico e quindi essere etologicamente e fisiologicamente adatto alla vita con l’Uomo senza scompensi per il suo benessere specie-specifico, deve anche possedere caratteristiche neuronali e biologiche ben determinate.
Ancora una volta quindi, l’importanza della conoscenza delle specie selvatiche per rispettare la loro selvaticità senza manipolare ogni animale non domestico per nostro piacere e diletto! 
Non portiamoci a casa la Natura.

#IORISPETTOILSELVATICO

Chiara Grasso

Fonti: