L’OMOSESSUALITA’ E’ NATURALE?

L’OMOSESSUALITA’ E’ NATURALE?

settembre 10, 2018 Non attivi Di Christian Lenzi

Sono più di 1500 le specie in cui i ricercatori hanno individuato comportamenti omosessuali che vanno dal corteggiamento ai giochi erotici, alla momentanea stimolazione genitale o all’amplesso vero e proprio.

Nel 1999, in tempi lontani dunque dai nostri scontri parlamentari, Max Harrold pubblicava l’articolo “Biological Exuberance: Animal Homosexuality and Natural Diversity”. L’autore documenta in esso come l’omosessualità sia praticata più o meno continuativamente da una minoranza di scoiattoli, pinguini, trichechi, delfini, balene, leoni, elefanti, antilopi, giraffe, zebre, bisonti, bufali, cavalli, scimpanzé, orangutan, babbuini, macachi, procioni, tacchini, cani, gatti, lupi, volpi, lepri, cavie e altri ancora. Tra i volatili troviamo gabbiani, oche, anatre, cigni, piccioni e, tra gli insetti, la libellula. La maggior quota di omosessualità animale si osserva comunque in pinguini, mammiferi marini, scimmie antropomorfe e ovini. Una menzione speciale va fatta per i bonobo, che usano il sesso indistantamente tra maschi e femmine (o individui dello stesso sesso) per placare i conflitti.

Inoltre, per quanto riguarda gli arieti, una ricerca del 2004 rivela che l’8% di questi dimostra preferenze sessuali verso membri dello stesso sesso pur avendo a disposizione più pecore. Queste tendenze, che evidentemente devono ritenersi “naturali”, si completano tra l’altro con l’accudimento dei piccoli nati da precedenti accoppiamenti eterosessuali. Capita anche che due femmine si uniscano per allevare meglio i figli di una di esse e che talora la coppia omosessuale si formi solo dopo che la madre biologica rimane vedova, a probabile tutela della prole.

Insomma, in natura le varianti di comportamento sessuali sono più di una, anche se l’eterosessualità è oggettivamente prevalente, più finalizzata probabilmente alla conservazione della specie in maniera diretta.

 

 

Fonte: Giorgio Dobrilla, CICAP