CURE PARENTALI DI PESCI: COME SI OCCUPANO DEI PICCOLI

cure parentali

Articolo di Silvia Pillitteri, nostra associata e collaboratrice

 

Quando si parla di cure parentali in animali che non siano l’uomo, raramente ci vengono in mente i pesci. Piuttosto pensiamo subito a mammiferi come i primati, che portano in giro i loro piccoli tenendoli in braccio, o al cucciolo di elefante sempre vicino alla propria madre. Anche i pesci però, seppur con strategie diverse ma adatte al tipo di ambiente in cui vivono e si riproducono, si prendono cura della propria prole.

Tra le cure parentali rientrano in generale tutti quei comportamenti attuati dai genitori (e non solo!) che in qualche modo aumentano le capacità di sopravvivenza dei piccoli della propria specie e permettono loro di essere indipendenti, ognuno con le proprie tempistiche. Una particolarità delle cure parentali nei pesci riguarda proprio il tempo: mentre infatti nei mammiferi spesso i cuccioli possono essere dipendenti dai genitori anche per diversi anni, i piccoli dei pesci, nella maggior parte dei casi, sono autonomi appena le uova si schiudono.

In cosa consistono dunque le cure parentali nei pesci? Principalmente nella costruzione del nido e nella difesa e cura delle uova. In molti pesci le cure parentali sono principalmente affidate al maschio, forse come conseguenza della territorialità maschile, ma sono comunque frequenti anche cure esclusivamente materne o bi-parentali. Alcuni pesci si limitano a diffondere le proprie uova e i propri spermatozoi nell’ambiente circostante e in questo caso la probabilità di sopravvivenza delle uova fecondate non dipende dall’intervento dei genitori. Altri invece, circa un terzo delle famiglie di pesci oggi esistenti, praticano un qualche tipo di cura parentale. Per pesci come le trote e i salmoni, queste possono consistere semplicemente nel seppellire le uova fecondate per proteggerle dai predatori, per altri sono più specifiche.

Caso particolare e studiato è quello dello spinarello. Il maschio di questa specie, Gasterosteus aculeatus, prepara un nido sul fondo, servendosi di erbe acquatiche. Questo serve, oltre che ad attirare la femmina per la riproduzione, a far depositare le uova che essa rilascia in un luogo sicuro e poterle subito fecondare. A questo punto lo spinarello protegge le uova fino alla schiusa e si prende cura anche dei piccoli per un periodo di circa due settimane.

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Anche nel caso del pesce combattente, Betta splendens, di acqua dolce, è il maschio ad occuparsi delle uova, costruendo un nido sulla superficie. Questo consiste in un agglomerato compatto di bolle d’aria molto resistenti che vengono prodotte dal maschio stesso, ingoiando aria e mischiandola al muco prodotto nella cavità orale. Dopo aver attirato la femmina sotto il nido di schiuma, i due attuano una danza amorosa al termine della quale emettono contemporaneamente uova e spermatozoi. Il maschio cerca subito di recuperare tutte le uova prima che queste cadano sul fondo e soprattutto prima che la femmina le divori! Le porta subito nel nido, stipandole tra le bollicine d’aria e proteggendole fino alla schiusa.

Un altro caso in cui il maschio si prende cura delle uova è sicuramente quello del cavalluccio marino. In questo caso peculiare la femmina depone le uova in una tasca incubatrice nel ventre del maschio. Le uova ricevono protezione ma anche nutrimento e quando si schiudono il maschio espelle gli avannotti con delle contrazioni simili al parto femminile. A quel punto i piccoli sono già indipendenti.

La famiglia di pesci che probabilmente si dedica maggiormente alla cura dei piccoli è quella dei Ciclidi. Sono anche chiamati “incubatori orali di uova” poiché le femmine, e talvolta anche i maschi, covano nella propria bocca le uova. Dopo la schiusa, le cure verso gli avannotti possono protrarsi per diversi mesi. Alcuni pesci di questa famiglia creano dei cunicoli nella tana sul fondale per permettere ai piccoli di nascondersi lì in caso di pericolo, altri consentono ai piccoli di rifugiarsi nella propria bocca anche per un periodo più prolungato. Altro esempio è quello del pesce persico: sia il maschio sia la femmina si prendono cura della prole, che segue i genitori nuotando in maniera compatta.

Come abbiamo visto quindi anche i pesci hanno delle modalità per accudire la propria progenie, seppur in modi diversi e apparentemente meno impegnativi rispetto ad animali come uccelli e mammiferi. Questo perché hanno una strategia riproduttiva differente, ma comunque efficace per loro e per l’ambiente in cui vivono. I pesci dedicano infatti energia nel produrre un grande numero di uova, scegliendo quindi la quantità (più uova producono, più alta è la probabilità che qualcuno dei piccoli sopravviva), mentre altri animali si concentrano sulla qualità e quindi su un solo piccolo alla volta. Non c’è però una strategia migliore dell’altra, hanno entrambe vantaggi e svantaggi, ma ogni specie adotta quella migliore per l’ambiente in cui si trova, e per i pesci è proprio questa.

 

Silvia Pillitteri

 

Fonti

TRIVERS, R.L. (1972) Parental investment and sexual selection. In Sexual selection and the descent of man 1871-1971. Campbell B., Aldine, Chicago.

BREDER C. M. & Rosen D. E. (1966) Modes of Reproduction in Fishes. American Museum of Natural History, Natural History Press.

LORENZ K. (1967) L’anello di Re Salomone. Adelphi Edizioni, Milano.

KEENLEYSIDE, M.H. (1991) Cichlid fishes. Behaviour, ecology and evolution. Springer Netherlands.

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Autore

Articolo scritto da un associato o un collaboratore esterno dell'Associazione ETICOSCIENZA