IL VIDEO DELL’ORSETTO CHE RISALE LA MONTAGNA IN REALTÀ LO HA RISCHIATO DI UCCIDERE

IL VIDEO DELL’ORSETTO CHE RISALE LA MONTAGNA IN REALTÀ LO HA RISCHIATO DI UCCIDERE

novembre 8, 2018 Non attivi Di Collaborazioni Esterne

QUESTO VIDEO NON È TENERO: IL PICCOLO HA RISCHIATO DI MORIRE PER COLPA DEL DRONE CHE RIPRENDEVA LE SCENE

Sui social girano molto spesso notizie, foto o filmati che attirano subito l’attenzione, scatenando un vortice di condivisioni e like. Nella maggior parte dei casi riguardano gli animali: cosa c’è di più strappa like di un cucciolo che raggiunge la sua mamma?

Ma, purtroppo, non sempre fanno riferimento alla realtà dei fatti, o peggio, passano un messaggio sbagliato. In questi giorni, è diventato virale un video, che probabilmente è apparso sulla bacheca di tutti, nel quale un giovane orso cerca con tutte le sue forze di scalare una cresta ripidissima coperta di neve, per raggiungere la sua mamma in cima. Scivolando due volte, alla fine riesce a raggiungere mamma orsa che lo aspettava.
Il video prende subito, e fa incollare allo schermo chi lo sta guardando che inizia a tifare per il piccolo, quando il cucciolo raggiunge la mamma, un sospiro di sollievo, ce l’ha fatta.

Che bel messaggio può nascere da queste immagini: “lottare fino alla fine per raggiungere i propri obiettivi”, “non demordere mai!”, “never back down”, e via dicendo. Però, questa storia non è così romantica come sembra.

Bisogna prestare molta attenzione alle immagini. Molti biologi, ecologi, etologi, piloti professionisti di droni e chi conosce il comportamento naturale di un orso, sicuramente avrà storto il naso.
Infatti, una femmina di orso non metterebbe mai a repentaglio la vita del suo unico cucciolo, facendogli attraversare una scarpata ricoperta di neve, dove le probabilità di scivolare sono altissime, e che il minimo sbaglio potrebbe costare caro a lei o al piccolo, se non come ultima possibilità di sopravvivenza. Quindi non è di certo una prova di coraggio o dimostrazione di tenacia del piccolo orso.

Il video chiaramente è stato girato con l’utilizzo di un drone; spostando lo sguardo sulla mamma, e non fisso sul piccolo, si vede come continua a girarsi e controllare dove sia il drone, che, per un orso, non è tecnologia, per un orso è qualcosa di molto rumoroso e mai visto prima, un’ombra che sembra quella di un predatore, un predatore che probabilmente vuole prendere il suo piccolo. Quando poi arriva la scena chiave, quando il piccolo ce l’ha quasi fatta, il drone si avvicina per immortalare la scena al meglio, perché è quello il bello, quello che la gente vuole vedere, è quello che porta i like. La madre per difendersi da questo “predatore” sferra una zampata, un gesto disperato, che però muove la neve sotto i piedi del piccolo che scivola per molti metri prima di fermarsi su una pietraia. Per fortuna il cucciolo non si fa male e riprende la faticosa salita fino a raggiungere la cima.

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La tecnologia è magnifica, i droni sono diventati uno strumento fondamentale per la ricerca, vengono utilizzati per raccogliere dati in maniera più rapida e meno dispendiosa, ma, soprattutto, permettono di studiare animali che un tempo erano quasi impossibili da osservare. Non solo per la ricerca, ma anche per girare documentari, immagini bellissime e magnifiche, sono stati utilizzati droni; il problema però è che chi ha filmato per i documentari erano dei professionisti, con alle spalle personale qualificato, naturalisti che conoscono le possibili reazioni degli animali alla vista del drone, e che cercano le soluzioni più adatte a non disturbare o compromettere i naturali comportamenti.

Senza le adeguate conoscenze si rischia di creare solamente danni, il disturbo di un drone può compromettere le principali attività di un animale e causare alti livelli di stress, che come nel caso del cucciolo di orso, mettono a repentaglio la sopravvivenza.

Studi con alla base le reazione degli animali alla presenza dei droni stanno diventando sempre più numerosi, questi potranno servire come linee guida non solo per i ricercatori, ma soprattutto, potranno essere usati come promotori per un uso più consapevole di questa tecnologia. Per il momento la regola principale è quella di non fare del male e di non causare disturbo, se non si conosce quello che si fa, poi è meglio lasciar fare questo delicato lavoro ai professionisti e guardarlo comodamente da casa.

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Fonte:
www.theatlantic.com/…/problematic-viral-video-pers…/574990/…

Collaborazione esterna del giovane naturalista Diego Parini. che ha seguito il corso di divulgazione scientifica offerto da ETICOSCIENZA.