Di Silvia Bordonali – collaborazione esterna (ha frequentato il nostro corso di comunicazione scientifica)
Chiunque di noi si entrato in contatto per qualche tempo con un cane è in grado di definirlo di volta
in volta come “amichevole” o “aggressivo” o “diffidente” o ancora “curioso” e ”affettuoso”. Pertanto,
se un cane ci invita frequentemente al gioco, lo definiremo un giocherellone, e non avremmo
alcuna difficoltà a dire che ha una personalità amichevole. Ma di cosa parliamo esattamente
quando diciamo personalità o temperamento? Come valutiamo i tratti che li caratterizzano?
Alla base dello studio del temperamento, c’è l’idea che ciascun individuo possegga un set di
tendenze comportamentali stabili nel tempo. A disposizione degli etologi c’è una gamma di
strumenti per valutare personalità o temperamento degli individui. Si tratta soprattutto questionari,
ma anche di valutazioni più empiriche, ovvero i così detti “temperament-test” (spesso abbreviati
come T-test).
I T-test funzionano così: una volta stabilitone lo scopo (valutare uno o più tratti del temperamento)
si definisce il setting di una batteria di test standardizzati, pensati appositamente in relazione allo
scopo del test.
Ogni soggetto partecipante allo studio affronterà i test secondo un protocollo definito, di solito si
effettuano riprese video che vengo valutate da un operatore che codifica le risposte del soggetto
nelle varie situazioni testate. Ciascun test, infatti, è accompagnato da una specifica griglia di
valutazione, predisposta da esperti, sulla base della bibliografia già esistente per quella specie e
su osservazioni mirate per definirne il repertorio comportamentale tipico. Le valutazioni si basano
su un etogramma (un insieme di comportamenti propri della specie ed espressi in maniera
variabile) cui è associato un punteggio che conferisce al soggetto una certa caratteristica in termini
di temperamento in relazione allo specifico tratto indagato.
Questo tipo di test è stato largamente impiegato nel campo dell’educazione cinofila: il cane si
presta infatti molto bene come candidato all’utilizzo di questo tipo di test, per l’alta variabilità di
tipologie di razze esistenti (che è logico pensare abbiano attitudini e caratteristiche differenti),
nonché per la grande diffusione che gli esemplari di questa specie hanno nella nostra società.
Nei cani, i T-test sono stati utilizzati innanzi tutto per selezionare in un gruppo (di solito di cuccioli)
gli individui più adatti a diventare cani da assistenza di vario tipo (ad esempio cani guida per non
vedenti). Tuttavia, negli ultimi anni, è emersa la tendenza a utilizzare i T-test anche con la finalità
diverse dalla selezione di cani da lavoro, o per migliorare gli aspetti riproduttivi di interesse.
Un esempio “virtuoso” con cui gli studiosi hanno approcciato i T-test, è stato ad esempio quello di
analizzare il profilo del cane (in questo caso anche di esemplari adulti) per trovare l’abbinamento
migliore in adozione: i cani così valutati nei rifugi o nei canili hanno la possibilità di arrivare nella
casa giusta, minimizzando il rischio di un traumatico rientro in canile a seguito di resa da parte dei
proprietari che non trovano il giusto feeling con il nuovo membro della famiglia. Uno studio, in
particolare, ha validato un T-test studiato per l’esecuzione nell’ambiente del canile, ed eseguito
sugli ospiti in questa sede (con lo scopo di valutare in modo specifico attitudini legate alla paura,
all’aggressività e al livello di confidenza con l’umano), per definirne un possibile profilo di adozione.
Lo stesso test è stato poi ripetuto in ambiente domestico, quattro mesi dopo l’adozione. I risultati
sono stati incoraggianti, poiché hanno confermato un andamento simile, mostrando la validità e la
robustezza del test, e dimostrando come potesse essere d’aiuto per allineare la personalità del
cane alle attese dell’adottante.
I T-test hanno quindi molto potenziale per essere utilizzati in diverse situazioni, e, in ultima analisi,
anche per diventare uno strumento fattivo per coltivare il benessere degli animali. È importante
sottolineare, inoltre, un fattore molto importante nell’ottica del benessere, ovvero il fatto che
l’oggetto dei T-test è l’individuo, e quindi essi devono essere pensati ed eseguiti tenendo in considerazione che ogni soggetto, sebbene appartenente a una certa specie con determinate
caratteristiche, è di fatto un individualità con un temperamento proprio che lo caratterizza
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