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INSIEME È MEGLIO: QUANDO LA COLLETTIVITA’ È FONDAMENTALE PER LA SOPRAVVIVENZA

Articolo di Marika Gioia, nostra associata che ha seguito il corso in Comunicazione e Divulgazione scientifica.

 

Mai come in questo periodo sentiamo troppo spesso, purtroppo, la parola assembramento e in particolare il fatto che ci venga vietato. Sembrano così lontane quelle immagini di una folla ad un concerto, così come un pubblico in un teatro: questi sono solo alcuni di esempi di comportamenti collettivi negli esseri umani in cui la folla diventa una specie di “organismo autonomo” dotato di un proprio comportamento rispetto ai singoli individui. Siamo animali sociali e come tali la collettività fa parte di ognuno di noi, ma non siamo gli unici che si “affollano”.

A tutti, almeno una volta nella vita, è successo di imbattersi in uno stormo di uccelli e rimanerne affascinato; tutti gli appassionati di animali avranno visto, almeno una volta in un documentario, una mandria di gnu africani che si muovono come se fossero un unico organismo verso la stessa direzione.

Ma cosa hanno in comune questi eventi? La risposta più ovvia, semplice e immediata sarebbe: sono gruppi di individui che compiono le stesse azioni. Infatti, questi gruppi di individui stanno praticando un comportamento, detto collettivo, e in comune hanno la non presenza di un leader che li guidi nel farlo. Costituite da singoli individui, le aggregazioni funzionano come un tutto integrato, mostrando un insieme complesso di comportamenti non possibili a livello del singolo organismo. Ciò che l’occhio vede è il collettivo: la mandria, lo sciame, la folla, indipendentemente dal fatto che i suoi membri lavorino in sincronia (pesci, uccelli) o meno (insetti).

Le aggregazioni animali rientrano in due classi: quelle che “si auto-organizzano” e quelle che si formano in risposta a segnali esterni, come la luce o il cibo. È noto che effetti come le scie di feromoni per le formiche possano produrre comportamenti molto sofisticati e molto efficienti, come nel trovare cibo, infatti una colonia di formiche non è nient’altro che il risultato del comportamento individuale di ciascuna formica senza organizzazione decisa da qualsiasi formica in particolare. Per gli animali, vivere e muoversi in gruppo presenta notevoli vantaggi di sopravvivenza e non è possibile comprendere in maniera esaustiva tali fenomeni prescindendo dalla loro funzione biologica. Le ragioni biologiche del raggruppamento includono: la protezione contro un predatore, le migrazioni riproduttive, il risparmio energetico dovuto al volo o al nuoto in un insieme e la ricerca di cibo.

Un comportamento collettivo davvero interessante è quello delle locuste del deserto (Schistocerca gregaria). Questi animali hanno una fase solitaria, in cui i singoli individui vivono isolati e non hanno contatti se non per l’accoppiamento, e una fase gregaria che porta poi alla formazione dello sciame. Il passaggio da fase solitaria a fase gregaria è davvero sorprendente: ciò che stimola gli individui a passare da una fase all’altra è un piccolo contatto fisico al livello delle zampe posteriori tra gli individui. Attraverso questo contatto avviene il rilascio di serotonina che è causato dalla stimolazione dei peli delle zampe posteriori. Questo contatto avviene ad alte densità locali (ad esempio una siccità che riduce le risorse di cibo) per cui si concentrano molti individui in una zona e di conseguenza entrano in contatto fisico. Questa transizione include un rapido cambiamento comportamentale e un graduale cambiamento nel colore, nella forma e nella fisiologia riproduttiva, infatti nella fase solitaria i singoli individui presentano una colorazione criptica mentre nella fase gregaria una colorazione vistosa. Mentre si spostano all’interno e tra i siti delle risorse, incontrano altri individui e viene avviato il processo di gregarizzazione comportamentale, che porta alla formazione di aggregazioni locali, che a loro volta possono formare sciami su larga scala. Una volta formatosi, lo sciame, che contiene miliardi di individui e che può estendersi per diversi chilometri quadrati, inizia a migrare.

Ciò che l’occhio vede è il collettivo, ma vede anche un insieme di regole alla base di quella collettività, dietro la quale si nascondono meccanismi sorprendenti per sopravvivere.

 

Marika Gioia

 

Fonti

Simpson, S. J., Despland, E., Hägele, B. F., & Dodgson, T. “Gregarious behavior in desert locusts is evoked by touching their back legs” (2001). Proceedings of the National Academy of Sciences, 98(7), 3895-3897.

Canizo, J. A., Carrillo, J. A., & Rosado, J. “Collective behavior of animals: Swarming and complex patterns” (2010). Arbor, 186(1035-1049), 1.

Parrish, J. K., & Edelstein-Keshet, L. “Complexity, pattern, and evolutionary trade-offs in animal aggregation”(1999). Science, 284(5411), 99-101.

Simpson, S. J., & Sword, G. A. “Locusts” (2008). Current biology, 18(9), R364-R366.

https://www.nationalgeographic.com/magazine/graphics/how-to-set-off-a-plague-of-locusts-interactive

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Autore

Articolo scritto da un nostro associato o un collaboratore esterno dell'Associazione ETICOSCIENZA