CANE E UOMO, DUE AMICI “DI VECCHIA DATA” CRESCIUTI INSIEME

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Articolo di Noemi Di Bernardo, nostra associata che ha seguito il corso in Comunicazione e Divulgazione scientifica.

 

Quante volte abbiamo sentito dire che “il cane è il migliore amico dell’uomo”? Non solo è il migliore ma, probabilmente, il più antico amico dell’uomo, cresciuti insieme attraverso i millenni.

Il cane domestico, Canis lupus familiaris, appartiene alla famiglia dei Canidi, di cui fanno parte altre specie come lupi, volpi, coyote, sciacalli.

Su come sia avvenuta la domesticazione del cane, cioè quel processo attraverso cui una specie animale o vegetale viene abituata alla convivenza con l’uomo, le opinioni sono ancora dibattute.

È noto che un cucciolo di lupo sia stato accolto e allevato da Homo sapiens, modificandone i comportamenti fino a domesticarlo. E se vi dicessi che potrebbe esserci un’altra spiegazione?

Dall’analisi delle sequenze del DNA mitocondriale, si è evinto che la separazione filogenetica di Canis lupus familiaris dalla specie Canis lupus, ossia il lupo comune, sia avvenuta almeno 135.000 anni fa, cioè molto prima che l’uomo venisse a contatto con questi animali! Tale incontro, infatti, sarebbe avvenuto “solo” 40.000 anni fa circa. Per questo motivo, sarebbe inesatto affermare che l’uomo abbia avviato il processo di domesticazione del cane; sarebbe più corretto parlare, come alcuni esperti suggeriscono, di “autodomesticazione” del lupo.

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Molto probabilmente, infatti, fu l’antenato del cane ad avvicinarsi all’uomo. Tra i lupi, quelli più temerari si avvicinarono ai primitivi insediamenti umani, inizialmente, per cibarsi degli avanzi che quest’ultimo produceva ma, con il passare del tempo, considerarono quei territori “umani” come propri e sentirono l’esigenza di difenderli all’avvicinarsi di estranei. L’uomo, così, riconobbe e intuì le capacità difensive di questi animali, iniziando una vantaggiosa convivenza che ancora oggi possiamo apprezzare.

Cani e uomini primitivi erano sulla stessa lunghezza d’onda per quanto riguarda caratteristiche, attitudini e necessità ma, ciò che ha contribuito più di ogni altra cosa alla pacifica e utile coesistenza delle due specie, è stato il comportamento fortemente sociale dei lupi: la capacità di instaurare relazioni tra individui della stessa specie, ha portato alla formazione di branchi coesi.

Ciò che sorprende è che il processo di domesticazione, in realtà, non è stato a senso unico. È vero che Homo sapiens ha contribuito all’evoluzione della specie Canis lupus ma anche l’uomo, attraverso l’interazione con l’altra specie animale, ha modificato il suo comportamento.

I lupi, ad esempio, erano in grado di marcare il territorio, delimitando le zone con la loro urina e di riconoscerle grazie al loro impeccabile senso olfattivo che l’uomo, però, stava perdendo, a causa delle modifiche a livello cerebrale nella percezione degli odori. Tuttavia, osservando ed ispirandosi al comportamento dei nuovi amici, l’uomo escogitò un modo alternativo per marcare il territorio, non utilizzando l’olfatto ma la vista! Dato che l’urina utilizzata dai lupi per la marcatura non era più visibile una volta asciutta, l’uomo iniziò a dipingere le caverne con graffiti, disegni, incisioni e simboli, a testimonianza del suo passaggio.

In cos’altro l’uomo è stato influenzato dai cani primitivi? La caccia in branco. Vivere in un gruppo più ampio, socialmente più complesso, con più cooperazione, ha portato l’uomo ad iniziare la caccia di animali di grossa taglia, a differenza di quanto era avvenuto fino a quel momento. Ciò ha portato all’evolversi dell’uomo non solo come singolo ma come gruppo sociale in espansione, conducendolo alla conquista di nuovi territori fino a quel momento ignorati perché ostili, la cui conquista sarebbe stata possibile solo allontanando i grossi animali che vi risiedevano.

I nostri antenati umani e cani, quindi, si sono “inconsciamente” alleati per sopravvivere e questa interazione, attraverso le modifiche del comportamento, è stata la chiave di volta del passaggio da primitivi a uomini moderni e da lupi a cani.

Sottoposti a pressioni ambientali simili, cani e umani non solo hanno adottato strategie simili, ma anche i loro organismi hanno subito modifiche sostanziali.

Tutte le moderne razze canine, infatti, hanno ben sviluppato il meccanismo di digestione dell’amido, in relazione al fatto che, quando i nostri antenati da cacciatori-raccoglitori sono diventati agricoltori, il cane primitivo si è adeguato di conseguenza. Le razze di cane tibetane hanno valori di emoglobina (la molecola che trasporta l’ossigeno nel sangue) più alti, per ossigenare meglio il sangue e resistere alle alte quote dove l’ossigeno è più scarso: esattamente come gli abitanti del Tibet.

Le razze canine sviluppatesi, invece, in Africa sono portatrici di alcuni geni diffusi nelle popolazioni africane umane, segno di una co-evoluzione legata a fattori dietetici e ambientali, come geni associati alla secrezione di insulina, ai meccanismi di difesa dalla radiazione ultravioletta e, in particolare, geni che hanno un’azione protettiva nei confronti della malaria.

Insomma, ciò che ci lega ai nostri amati amici a quattro zampe è un legame profondo creato migliaia di anni fa e che ha le sue radici ben salde, ormai, nel nostro DNA.

 

Noemi Di Bernardo

 

Bibliografia

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Ancient Wolf Genome Reveals an Early Divergence of Domestic Dog Ancestors and Admixture into High-Latitude Breeds”, Skoglund ed al., Current biology, volume 25, issue 11, (2015).

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Whole-Genome Sequencing of African Dogs Provides Insights into Adaptations against Tropical Parasites”, Liu, Wang et al., Molecular biology and evolution, volume 35, issue 2, (2018).

The genetics of the dog”, Wayne et al., edited by A. Ruvinsky and J. Sampson, CABI publishing.

www.treccani.it

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Autore

Articolo scritto da un associato o un collaboratore esterno dell'Associazione ETICOSCIENZA