FOTOGRAFIA NATURALISTICA: CRUDELTA’ NASCOSTA IN PIENA VISTA

fotografia naturalistica
Articolo di Andrea Di Chiara, nostro associato che ha seguito i corsi di formazione in Comunicazione e Divulgazione Scientifica e Principi dell’Etologia Etica®.

 

É capitato a tutti di trovare nella home dei propri social network una foto che ritrae un animale selvatico in una posa curiosa, divertente o che scimmiotta comportamenti tipicamente antropomorfi in aperto contrasto con l’ambiente circostante.

Ció che non capita altrettanto spesso è di riflettere sul significato piú profondo di foto come queste o, piú semplicemente, sulla loro autenticitá.

Allerta spoiler: la maggior parte della fotografia naturalistica che vediamo in giro è falsa, e a dirlo sono gli stessi addetti ai lavori.

Negli ultimi anni sempre piú esperti nel campo naturalistico hanno dichiarato pubblicamente (alcuni spontaneamente, alcuni obbligati dalle circostanze) che la maggior parte delle foto ritraenti fauna selvatica sia, almeno in parte, manipolata. Capita per esempio che Ted Williams, un giornalista con all’attivo una carriera trentennale che si occupa di conservazione della fauna selvatica, illustri candidamente al proprio intervistatore quanto sia comune il noleggio di animali ammaestrati anche all’interno di aree impensabili come i parchi nazionali (che negli USA dipendono dal Dipartimento dell’Interno)[1].

Il noleggio di animali da mettere in posa per simulare scenari altamente improbabili è solo la punta dell’iceberg.

Se per quanto riguarda il benessere di questi animali in gabbia possiamo sperare in una seppur ipocrita benevolenza da parte dei loro addestratori, esistono situazioni ben peggiori che vedono come sfortunati protagonisti soprattutto insetti, anfibi e rettili. Queste vittime non sono casuali ma bensí scelte per la relativa semplicitá di manipolazione: non è cosí raro che fotografi dal dubbio valore etico congelino tramite freezer questi animali (che ricordiamo, essendo a sangue freddo, hanno bisogno di condizioni esterne favorevoli) o ricorrano a supercolle e fili per assicurarsi che questi non sfuggano alla posa richiesta per la “foto perfetta”.

In questo modo scatti apparentemente allegri e simpatici come quello ritraente l’ormai celeberrima rana che cavalca uno scarabeo si rivelano per quello che sono: un’atrocitá gratuita messa in atto per ottenere fama e compensi in denaro.

Questi due elementi infatti sono i traini della deriva etica del settore: con l’avvento dei social network sempre piú sedicenti amanti della natura vogliono immortalare animali selvatici per ottenere popolaritá sui propri profili social e un numero sempre maggiore di fotografi ricorrono a questi gesti crudeli per farsi strada all’interno di concorsi di fotografia o testate giornalistiche.

Ormai sempre piú spesso i concorsi di fotografia naturalistica richiedono affidavit che attestano che gli animali nelle foto presentate siano selvatici e non prigionieri, ma questo è solo un inizio.

Perfino tra i pretendenti al titolo di Wildlife Photographer of the Year promosso dal National History Museum, il premio piú ambito da qualsiasi fotografo naturalistico, sono risultate presenti in gara delle foto non autentiche.

Nello specifico nel 2010 e nel 2018 i vincitori del prestigioso titolo (rispettivamente José Luis Rodríguez e Marcio Cabral) sono stati spogliati del loro premio dopo che i giudici si sono convinti della disonestá delle loro foto[3].

La fotografia naturalistica richiede quindi grande pazienza e risorse se la si approccia in maniera etica.

È fondamentale che l’utenza comprenda il costo in vita che questo genere di scatti ha e boicotti i comportamenti non etici.

È necessario creare un substrato culturale che faccia sí che questo mercato metta sotto i riflettori chi si dedica al mondo animale tenendo ben presente che è un ospite nella natura piuttosto che coloro che cedono alla tentazione di utilizzare “trucchetti” per realizzare scatti apparentemente piú accattivanti.

A tal proposito ho trovato molto interessante e un buon punto di partenza il compendio di linee guida per fotografare in modo sicuro ed etico rettili e anfibi disponibile sulla piattaforma online di Petapixel.

La questione delle foto naturalistiche contraffatte ha generato clamore soprattutto all’interno della nicchia di appassionati ma ha lasciato praticamente intatto il grande pubblico. A cercare di rimediare e imporre una maggiore trasparenza tra le testate giornalistiche è la community di una pagina Facebook nata in seguito ad un episodio diventato virale riguardante il Daily Mail, “Truths Behind Fake Nature Photography, ma la strada sembra tutt’altro che in discesa.

Andrea Di Chiara

 

SITOGRAFIA

[1]: https://www.blogs.scientificamerican.com/compoundeye/mostofthewildlifephotographyyouseeisfake/

[2]: https://www.vincent.photos/2013/02/21/winterinmontanapart3/

[3]: https://www.theguardian.com/artanddesign/2018/apr/30/fakeanimalphotographytaxidermybaiting/

https://www.petapixel.com/2019/07/15/howtophotographwildamphibiansandreptilessafelyandethically/

https://www.facebook.com/fakenaturephotography/

 

CREDITI

Immagini utilizzate:
FIG 1: Vincent Regis, 2013;
Addestratrice che mette in posa un leopardo delle nevi (endemico dell’Asia Centro-Meridionale) presso un ranch in Montana (USA)[2].
FIG 2: Hendy Lie, “Taxi I’m ready”, 2015. Un esemplare di Rhacophorus sp., raganella dalle abitudini notturne, che “cavalca” un Oryctes nasicornis.

Seguici sui social

Autore

Articolo scritto da un associato o un collaboratore esterno dell'Associazione ETICOSCIENZA