DAVVERO…UN GORILLA IN POSA?

DAVVERO…UN GORILLA IN POSA?

Aprile 28, 2019 Off Di Chiara Grasso

Il selfie del ranger con i due gorilla in posa, ha fatto il giro del mondo e in pochi giorni è diventato virale. Ma i due gorilla sono davvero in posa per il selfie?

Mathieu Shamavu è uno dei rangers del Virunga National Park, nella Repubblica Democratica del Congo, uno dei pochi paradisi sulla Terra che ospitano ancora gli ultimi gorilla di montagna, specie in grave rischio di estinzione.
Il compito dei rangers è quello di proteggere la zona e quindi i gorilla, la cui sopravvivenza pende ad un filo ed è nelle mani dei rangers che tutti i giorni rischiano la loro vita per difendere quella dei gorilla.

Mathieu, spiega che una mattina, durante la camminata quotidiana nella foresta, le due femmine di gorilla si sono alzate in piedi e lui non ha voluto perdere l’occasione per fare un ottimo selfie.
In quel momento, Ndeze e Ndakanzi (i due gorilla) hanno fissato il cellulare e voilà…ecco lo scatto fortunato che ha fatto il giro del mondo.

Ma davvero si può dire che i gorilla si siano messi in posa per il selfie?

1) I due gorilla della foto sono gorilla imprintati sull’Uomo. Individui, quindi, che sebbene appartengano ad una specie selvatica, sono stati cresciuti, allevati e gestiti sempre da umani, il ché ha influenzato il loro temperamento ed i loro comportamenti.
Un animale imprintato sull’Uomo, molte volte può riconoscere l’Uomo come suo conspecifico e/o partner sessuale, cosa che chiaramente in Natura non succederebbe. Queste due femmine di gorilla, sicuramente, hanno uno stretto rapporto di fiducia e di fondamentale importanza con i ranger con cui condividono le loro giornate.
Questo rapporto con l’Uomo, però deve limitarsi a casi straordinari, in cui questo è imprescindibile per progetti di conservazione, che non succede e non dovrebbe succedere in altri casi.

2) L’incredibile intelligenza dei gorilla è nota, così come è nota la loro spiccata socialità, ma questo non vuol dire che i gorilla siano in grado di riconoscere la funzionalità e lo scopo di una fotografia. Chiaramente, quindi, un gorilla non ha idea di cosa sia un selfie, né tanto meno il concetto di ” mettersi in posa” e a meno che non siano animali addestrati, è difficile che alla vista di una macchina fotografica, un animale cambi posizione per farsi fotografare.
Quello che è possibile, è che i gorilla siano stati incuriositi dal telefono cellulare: i primati, sono molto curiosi, il ché fa di loro, animali molto intelligenti. Alla vista e al rumore del cellulare, i due gorilla possono essersi girati contemporaneamente, dando l’idea di quello che fosse un selfie dall’intenzione condivisa, metto però in dubbio l’intenzione consapevole dell’imitazione.

3) A parere totalmente personale, non condivido l’erroneo messaggio del tentativo di antropomorfizzare i gorilla, divulgato dai social media. Si rischia purtroppo di mandare un messaggio sbagliato e poco funzionale ai fini della conservazione della specie stessa.
-No i gorilla non sanno cos’è un selfie.
-No, i gorilla non si mettono in posa, a meno chè non siano addestrati a farlo.
-No, i gorilla non sono animali da compagnia e non puoi scattarti un selfie con loro.
-I gorilla sono animali selvatici, bellissimi e molto intelligenti, ma potenzialmente pericolosi e in grave rischio di estinzione.

Una spiegazione etologica al "selfie" con i gorilla che ha fatto il giro del mondo.


Quindi, bando alle favole della Disney, questo bellissimo scatto non è un selfie di gruppo. Diciamo piuttosto che é stata una foto “fortunata”, in cui si è riusciti ad immortalare i due individui in una posizione simile a quella di un umano.

Piuttosto, colgo l’occasione per dire che sono 176, i ranger uccisi nel solo Virunga National Park. Pochi giorni fa Freddy Mahamba Muliro, una guardia del parco Virunga, è stato ammazzato per via del suo lavoro di difesa del parco nazionale, uno degli ultimi habitat naturali del gorilla di montagna.

Ecco, magari, invece di inventarsi strane teorie sui selfie con i gorilla, sarebbe bello che i Media raccontassero del vero lavoro dei ranger e di quanto ogni giorno rischino la vita per proteggere dal bracconaggio gli ultimi individui rimasti.
Grazie, ranger.

Chiara Grasso