ETICOSCIENZA – Associazione di Etologia Etica®

LEVRIERI SPAGNOLI UTILIZZATI NELLE CORSE: QUALCUNO LI SALVA

Articolo di Rossana Astolfi, che ha frequentato e superato i corsi di Comunicazione e divulgazione scientifica e di Principi dell’etologia etica offerti dall’Associazione ETICOSCIENZA.

 

Kata è una galgo spagnola (levriero) di 5 anni, arrivata in Italia per essere adottata nel 2016. Ha un mantello di fine pelo nero ed un peso forma invidiabile di 22 kg. Kata è nata per la caccia alla lepre, come si usa in Spagna (3, 4). Il tatuaggio che porta su un orecchio e le cicatrici sul resto del corpo raccontano parte della sua storia, ricostruita con la gentile collaborazione della sua attuale padrona, V.: una breve intervista con lei ci ha aiutato a fare breccia nel mondo dello sfruttamento dei levrieri, che purtroppo ha sede anche nel cuore del mondo occidentale.

R.: Cosa sai del passato di Kata, della sua vita in Spagna?

V.: Purtroppo non si sa molto del suo passato: è stata sfruttata da due galgueros diversi, probabilmente perché il primo è rimasto insoddisfatto delle sue prestazioni e l’ha venduta. Dico “sfruttata” perché era piena di cicatrici quando é arrivata in Italia, e perchè era tanto magra da poterle contare vertebre e costole a vista. In generale, le condizioni igieniche in cui vengono tenuti i galgo sono tremende: ciascun galgueros possiede diversi galgo, che vengono ammassati in spazi molto piccoli e con scarsa possibilità di movimento. Per risparmiare e per predisporre i levrieri alla caccia, inoltre, i galgueros forniscono loro meno cibo possibile. Tuttora, se mi capita di incontrare lepri o piccoli animali nei campi quando porto Kata a passeggio, la sua reazione è immediata: rizza le orecchie e il capo, tendendo tutto il corpo per prepararsi all’inseguimento. Tenerla al guinzaglio, in quei momenti, diventa molto difficile!

R.: Come sei venuta a conoscenza della possibilità di adottare un levriero?

V.: Tramite un amico, che possiede a sua volta un lurcher (un levriero al 75%, frutto di incroci combinati, oppure un levriero non tatuato). Si tratta, tra l’altro, di uno dei pochissimi cani con cui Kata va d’accordo da sempre.

R.: A quale associazione ti sei rivolta per la tua adozione? Si sono fidati subito delle tue buone intenzioni?

V.: Mi sono rivolta a “Pet Levrieri” (www.petlevrieri.it), una Onlus. Essa propone sul proprio sito diverse foto e descrizioni dei possibili animali da adottare. È possibile inoltre avere informazioni sui diversi levrieri esistenti: galgo, greyhounds, lurcher, ecc. Quando mi sono sentita pronta per l’adozione ho contattato l’associazione e, tramite due colloqui (uno telefonico ed uno svolto in prima persona) ho dovuto spiegare le ragioni della mia scelta, che tipo di vita conduco, che orari di lavoro faccio e in che tipo di casa vivo. Si tratta di domande importanti, volte ad affidare animali bisognosi a persone che siano veramente in grado di occuparsene.

R.: Quali erano le tue aspettative su Kata, prima del suo arrivo? È stato difficile conoscerla?

V.: Kata ha un carattere molto particolare, ed inizialmente è stato difficile, per me, imparare a conoscerla: trattandosi del mio primo cane, mi ero immaginata un primo incontro “felice”… Immaginavo Kata come positivamente predisposta al contatto fisico con me, e sono rimasta spiazzata nel vederla invece schiva e timorosa. Anche per questo penso che la sua vita in Spagna dev’essere stata terribile. Il primo anno trascorso insieme è stato un percorso di conoscenza reciproca: abitudini, preferenze alimentari, modalitá di interazione, era tutto nuovo e sconosciuto. Nonostante sia ormai mia compagna inseparabile, prima di attivarsi al mio richiamo resta in ascolto e valuta, palesemente, se valga o meno la pena di alzarsi dal divano. Kata non è mai stata affettivamente dipendente da me, come mi pare siano invece molti altri cani, e il cibo non costituisce necessariamente un premio per lei: ne consegue l’inutilità dei miei tentativi di addestrarla tramite rinforzo positivo.

R.: Entrambi levrieri, ma che differenze ci sono tra galgo e greyhounds?

V.: I galgo, che possiedono un corpo più lungo di quello dei greyhounds, sono più adatti per la corsa “su pista dritta”, e vengono tradizionalmente utilizzati per la caccia ma non per le corse. I greyhounds invece, con un  corpo piú breve e compatto, tengono meglio le curve nelle piste da corsa, e vengono allevati proprio per questo fine. Anche le condizioni in cui vengono fatti allenare e vivere questi levrieri sono terribili: vengono drogati per migliorarne le prestazioni, vengono tenuti chiusi in gabbie per tutto il resto del tempo, soli e privati della possibilità di socializzare (petlevrieri onlus). Galgo e greyhound sono strettamente imparentati e classificati, secondo la Fédération Cynologique Internationale, come “sighthounds” (gruppo 10), sezione 3 (sighthounds a pelo corto)(1).veterinaryrecord zaldivar

Nonostante l’instancabile lavoro di divulgazione da parte di associazioni e volontari di tutto il mondo, lo sfruttamento dei levrieri si concentra ed esiste tuttora in diversi Stati: si passa dalle terribili corse dei greyhounds alimentate dalle scommesse, allo sfruttamento delle fattrici per i cuccioli di razza, alla caccia alla lepre. Si parla di animali uccisi al primo accenno di infermità fisica o malattia, sfruttati fino allo stremo delle forze, spesso drogati per migliorarne le prestazioni -soprattutto nel circuito delle scommesse legate alle corse, sia legali sia clandestine (1, 3, 4). Nonostante i dati contrastanti rintracciabili sulle condizioni di allevamento di questi animali, resta il fatto che i cuccioli ‘con imperfezioni’ nati dalle fattrici vengono immediatamente uccisi e non registrati: in Nord America, per esempio, una ricerca condotta nel 2005 riporta l’eliminazione di un levriero su 10, tendenzialmente per evitare le perdite economiche derivanti dalla crescita di un animale “che non rende”. (2). La Pet Levrieri Onlus, per esempio, stima l’eliminazione volontaria di 10000 greyhounds all’anno per la sola Irlanda, 5000 per il Regno Unito (3).

Gli animali “da reddito” e la loro storia fanno parte della cultura umana, e pertanto solo noi possiamo cambiare tutto questo. A partire dall’informazione, possiamo dare anche a questi cani nuova dignità e rispetto, e ci sono diversi modi per farlo: rivolgiti ad ETICOSCIENZA, saremo lieti di aiutarti.

 

Articolo a cura di: Rossana Astolfi, etologa.

Fonti:

(1): Zaldivàr-López, S., Ruano-Barneda, R., Couto G., 2011. “Blood gas analysis in a Spanish sighthound breed (galgo Español)”, Veterinary Record, doi: 10.1136/vr.c6877.

(2): Atkinson, M., Young, K., 2005. “Reservoir Dogs: Greyhound Racing, Mimesis and Sports-Related Violence”, International Review for the Sociology of Sport, 40, 335.

(3): www.petlevrieri.it

(4): Gimenez-Candela, T., 2014. “Galgos”, https://www.researchgate.net/publication/323189684

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